Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

L’invenzione dell’amore

INCIPIT

E adesso salgo le scale, esco sulla terrazza e sento l’aria secca dell’alba che mi ripulisce la faccia dal dormiveglia dovuto all’alcol e all’ora tarda. Un pipistrello vola sopra le teste dei miei amici, come se li ispezionasse inquieto dall’alto, e scompare di nuovo tra le ombre. È notte, a Madrid, sulla mia terrazza, siamo ubriachi, in quel momento che tanto mi piace, quando le persone discutono senza troppa prudenza, in cui tutti sono più allegri o più tristi di quanto si consentano ogni giorno, senza arrivare a essere violenti né a scoppiare a piangere o a cantare. La notte (più esattamente l’alba, perché un filo rosa ricama il cielo laggiù, dall’altra parte di Madrid, oltre la stazione di Atocha, oltre Vallecas, oltre i parallelepipedi allineati su quelli che, da qui, sembrano i confini della città) si è fatta lenta, come le nostre lingue, come le nostre palpebre, tutti i movimenti leggermente rallentati; la mano di Fran che si ravvia i capelli mentre dice: “Non so, amico, non so” probabilmente perché si è persino già dimenticato di cosa stavamo parlando e gli rimane soltanto quella pena che si trascina giorno dopo giorno, che trapela in ogni battuta o a volte, quando diventa malinconico, pretende che sia dovuta allo stato delle cose e non al lutto per se stesso, per le proprie illusioni defunte, che si porta dietro da tanto tempo.

José Ovejero

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