Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Vicolo dell’immaginario

INCIPIT

Amalia osserva le case aggrappate alla collina in faccia all’acqua. Le strade erano state strappate dalla terra, si diceva, ché quell’altura non era stata creata dagli uomini. Sulla sinistra spunta il candore di São Vicente de Fora e, poco più avanti, la cupola del Panteão Nacional. Da lì, l’occhio scivola inevitabilmente nel tago, poi, stordito dai bagliori, cerca rifugio verso la riva di Cacilhas. Guarda la distesa d’acqua, Amalia, non capacitandosi ancora, a quasi due anni di distanza, che sia dolce e non salata, perché quel fiume immenso le sembra il mare. Non passa mattina senza l’affaccio al belvedere di Portas do Sol, che ci sia pioggia o bel tempo, oppure nebbia, a salire dal Tago. Scruta l’orizzonte sull’altro lato della riva, e oltre ancora, come se da là dovesse giungere la risposta a una preghiera dimenticata. Non ricorda più la domanda né cosa aspetta, ma la nascita del giorno, mentre se ne sta aggrappata alla balaustra della piazza, le dà un momento di pace. È una mattina di freddo e luce, un gennaio gelido, ma prematuramente odoroso di primavera e aria che ingrossa il sangue. Il giorno sorge dietro il promontorio e scivola sulla lastra d’acqua: Lisbona si copre di squame bianche, una montagna di sale, che taglia e ferisce lo sguardo. Un coltello di luce le colpisce il viso. Il sole, sopra la città, ha vittoria facile, acceca, ricaccia le persone al chiuso delle mura e cancella le ombre. Amalia si preme le mani sugli occhi e segue sorridendo le macchie viola e verdi che brillano al riparo delle palpebre.

Simona Baldelli

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