Altri personaggi, con le loro storie tormentate, legati da amicizia e da una città, Parigi. Volti e vite che stanno lì, nelle pagine di “Anime baltiche” di Jan Brokken e che chiedono di essere conosciuti e di non essere dimenticati.

Modigliani ritratto Lipchitz e BerthaA Parigi, Lipchitz e Soutine avevano fatto amicizia con Modigliani. Era impossibile immaginare un contrasto più grande di quello tra Soutine e Modigliani. Chaïm Soutine era lunatico, rozzo, rude e goffo, aveva modi orribili a tavola e portava vestiti lerci; Modigliani era un raffinato ebreo safardita nato a Livorno, un «principe» agli occhi di Marc Chagall. Certo, un principe che non riusciva a lavorare senza hashish, che un giorno sì e un giorno no era completamente stordito dalla droga e che per le strade di Parigi faceva a pugni con gli antisemiti. Comunque un aristocratico, un italiano dai modi impeccabili. Nei rapporti umani era cento volte più amabile di Soutine, che era cresciuto in circostanze terrificanti in una famiglia caduta in povertà, con un padre che lo picchiava e lo rinchiudeva per giorni in cantina. Lipchitz preferiva Modigliani, ma sentiva il bisogno quasi fraterno di difendere Soutine. Peraltro lo stesso valeva anche per Modigliani che, non a caso, nel farne il ritratto (lo vedete in copertina; qui a fianco, Lipchitz e la moglie Bertha ndr) aveva colto il lato sensibile e profondo di Soutine, non quello volgare. Lo aveva finito poco dopo il ritratto di nozze di Bertha e Lipchitz e si era rivelato un vero Modigliani: pochi tratti, ma tutti pieni di rispetto.

LipchitzJacques Lipchitz (nome naturalizzato francese; il nome di nascita era Chaim Jacob) era figlio di un impresario edile di origine ebreo-lituano-russa e di una madre di origine ebreo-polacco-lituana; fu avviato agli studi di ingegneria in Russia. Nel 1909, sostenuto della madre, Lipchitz si recò a Parigi per studiare prima all’École des Beaux-Arts e successivamente all’Académie Julian iniziando la sua attività come scultore realista.

Presto entrò nell’orbita della ricerca primitivista e cubista nella comunità artistica di Montmartre e Montparnasse dove conobbe Juan Gris e Pablo Picasso e divenne amico di Amedeo Modigliani che lo ritrasse con la moglie Berthe nel 1917. Nel 1912 espose presso il Salon National des Beaux-Arts e il Salon d’Automne. La sua prima mostra personale si tenne presso la galleria L’Effort Moderne nel 1920.

In quegli anni le sue sculture in pietra erano fortemente caratterizzate in senso cubista, con figure umane e teste ridotte a semplici blocchi squadrati.

lipchitz la gioia di vivereIntorno alla metà degli anni venti la sua ricerca lo portò ad abbandonare l’analisi dei singoli volumi scultorei e a definire forme dinamiche e lineari fondate sull’intreccio degli elementi spaziali: le cosiddette “sculture trasparenti”, che lasciavano intravedere lo spazio, ottenute con la tecnica della cera fusa. Con opere come Donna con chitarra del 1927 e La gioia di vivere dello stesso periodo (vedi foto a fianco) abbandonò le linee spigolose del linguaggio cubista per rifarsi a forme più naturali.

Nel 1935 gli venne dedicata una mostra a New York presso la Galleria Brummer, e due anni dopo fu esposta all’Esposizione Universale di Parigi la sua scultura Prometeo che gli fece ottenere una medaglia d’oro.

Con l’occupazione della Francia durante la seconda guerra mondiale e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, Lipchitz fu costretto a lasciare Parigi. Nel 1940 si trasferì a Tolosa e l’anno dopo, con l’aiuto del giornalista Fry, fuggì a New York.

Lipchitz scultura 1

Nel 1962 partecipò, insieme ai più importanti scultori internazionali dell’epoca, alla mostra Sculture nella città organizzata da Giovanni Carandente nell’ambito del V Festival dei due mondi a Spoleto. Presentò una scultura in bronzo dal titolo Sacrifice del 1948.

Dal 1963 si stabilì a Pietrasanta in Italia (Toscana) e scrisse la sua autobiografia che fu pubblicata in occasione della sua mostra retrospettiva al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1972. Mentre agli inizi della sua carriera Lipchitz modellava le sue figure in creta o gesso e successivamente adottava la tecnica della fusione in bronzo, o in alcuni casi in piombo, a partire dal suo soggiorno a Pietrasanta egli cominciò a scolpire direttamente la pietra o il granito o il marmo. La sua produzione dell’ultimo periodo fu caratterizzata da forme plastiche figurative nuovamente vicine al realismo e non di rado monumentali.

Lipchitz pace in terraNel 1969 fu inaugurata al Music Center di Los Angeles una sua scultura in bronzo, alta più di 14 metri, intitolata Pace sulla Terra.

Jacques Lipchitz morì a Capri nel 1973 e venne sepolto ad Har Hamenuhot, Gerusalemme. La sua opera monumentale Il nostro albero della vita che doveva ornare il monte più alto di Israele, venne terminata dalla seconda moglie, la scultrice berlinese Yulla Halberstadt.

Lipchitz il grido
Il grido

 

Jacques Lipchitz è considerato il fondatore del linguaggio cubista in scultura e i suoi lavori sono stati analizzati e commentati dai più importanti studiosi e direttori di musei a livello internazionale. Le sue sculture sono esposte nei maggiori musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York alla Tate Gallery di Londra, dal Museo di Israele a Gerusalemme al Museo di Rotterdam, e le sue opere pubbliche si possono ammirare a New York, Filadelfia, Londra, Roma, Parigi e in altre città.

La Fondazione Jacques & Yulla Lipchitz, Inc. di New York, che conserva il patrimonio dell’artista, ha contribuito alla diffusione della sua opera attraverso una serie di donazioni. In Italia, la donazione più consistente è stata disposta nel giugno del 2011 dall’avvocato Hanno D. Mott, erede dell’artista e presidente della Fondazione, a favore del Comune di Prato. Si tratta di 43 disegni e 21 sculture in gesso, tra le quali il famoso Arlecchino con mandolino (1920) splendido esempio di scultura cubista.

 

soutineChaïm Soutine nacque a Smilovici, un piccolo paese poco distante da Minsk (all’epoca parte della Russia zarista, attualmente in Bielorussia) nel 1893 da una famiglia ebraica.

Le sue opere future risentiranno degli anni difficili della sua infanzia, caratterizzata da esperienze dolorose in una famiglia povera, numerosa e socialmente emarginata in quanto ebrea.

Nel 1909 Soutine si iscrisse alla scuola d’arte di  Minsk, poi a partire dal 1910 partecipò ad un corso triennale all’accademia d’arte di Vilnius.
Nel 1913 si trasferì a Parigi, dove conobbe alcuni degli artisti più importanti del tempo, tra cui Marc Chagall, Fernand Léger e Amedeo Modigliani, di cui divenne grande amico.
 soutine_chaim_5 carcasse of beefA Parigi si distinse anche per la sua stravaganza: una volta, deciso a dipingere degli animali morti, tenne alcune carcasse di animali nel suo studio ma, a causa del fetore, i vicini chiamarono la polizia, alla quale Soutine cercò invano di spiegare la maggiore importanza dell’arte rispetto all’igiene.
A partire dal 1918 Soutine alternò il soggiorno a Parigi a dei viaggi nel territorio francese, soprattutto nelle regioni mediterranee e nei Pirenei.

In questi anni dipinse in modo istintivo nature morte e ritratti, ma soprattutto paesaggi che gli ispiravano emozioni angosciose e vibranti scatti lirici; queste opere furono tra le prime ad interessare alcuni collezionisti, dandogli una relativa tranquillità economica.
Creò poi le serie di pasticcieri, di valletti, di chierichetti, rappresentati con crudo verismo psicologico.

soutine houses

Il suo stile risente in parte di maestri del passato, come El Greco e Velazquez, e di grandi artisti a lui temporalmente più vicini, come Paul Cezanne e Vincent Van Gogh. Ma per il suo modo di rappresentare la realtà in modo atemporale come tragedia interiore, le affinità maggiori sono quelle con Edvard Munch, James Ensor, Emile Nolde, Oskar Kokoschka e con il movimento dell’espressionismo.
A causa del suo esasperato individualismo, Soutine non aderì mai ufficialmente a nessuna corrente artistica, anche se per l’uso appassionato di colori vividi viene considerato uno dei più ragguardevoli rappresentanti dell’espressionismo, elaborato secondo una visione ed una tecnica pittorica altamente personali.

Dal 1930 alla morte, sempre inquieto e tormentato nonostante il successo ormai ottenuto, mostrò raramente i suoi lavori e cercò di approfondire la ricerca esistenziale e formale con risultati anche drammatici: ossessionato dalla forma e dal colore, spesso depresso ed insoddisfatto, Soutine distrusse molte sue opere nei periodi di crisi psicologica.

Durante la seconda guerra mondiale Soutine, in quanto ebreo, fu costretto a lasciare la capitale francese e a nascondersi nelle campagne circostanti per evitare l’arresto da parte della Gestapo.
In questo periodo si mosse costantemente da un posto all’altro e talvolta fu costretto a rifugiarsi nei boschi, dormendo all’aperto.
Questo stile di vita gli procurò un forte attacco di ulcera allo stomaco che lo costrinse a tornare a Parigi per subire un’operazione chirurgica, che però non riuscì a salvargli la vita.

Soutine morì a Parigi nel 1943 e fu sepolto nel cimitero di Montparnasse.

Notizie e immagini tratte da J. Brokken “Anime baltiche”, web e Wikipedia.