Strofino lo specchio con la mano

Strofino lo specchio con la mano
dietro di me scorgo l’autunno.
È irrequieta la mia pace,
la felicità non porta altra felicità.

Cadono le foglie sulla terra
ma prima volteggiano a lungo.
Non ha senso cercare parole
per celebrare questa tristezza.

Nel flauto risuonava l’estate
per l’ubriaco chiacchierone,
ora suona il silenzio per il poeta
che ha smaltito la sbornia.

Mi avvicino di più allo specchio
e copro di me tutta la tristezza,
ma nello stesso istante
alle mie spalle echeggia il vento.

Il giardino riempie tutto lo specchio,
il volto del poeta si dissolve,
le foglie nuovamente volano via,
cadono e volteggiano.

 

Portami lungo viali vuoti

Portami lungo viali vuoti,
parlami di qualche sciocchezza,
pronuncia vagamente un nome.
I lampioni piangono l’estate.

Due lampioni piangono l’estate.
Cespugli di sorbo. Una panchina umida.
Amore mio, resta con me fino all’alba,
poi lasciami.

Rimasto come un’ombra offuscata,
vagherò qui ancora un po’, ricorderò tutto,
la luce accecante, il buio infernale,
io stesso fra cinque minuti sparirò.

la nuovissima poesia russa einaudi

La nuovissima poesia russa“, Einaudi, 2005

Boris Ryžhy nasce a Chelyabinsk (ora Ekaterinburg) una grande città industriale sul lato orientale degli Urali, in Russia, l’8 settembre del 1974, in una famiglia dell’intellighenzia locale. Inizia a scrivere versi all’età di 14 anni e nello stesso periodo si aggiudica il titolo del campione regionale di boxe. Cresce in un territorio fortemente industrializzato, una realtà spersonalizzante, caratterizzata da delinquenza e lavoro sottopagato. I giovani sono spesso coinvolti in piccoli furti e tirano avanti con lavori occasionali; i delinquenti scontano la pena lavorando in miniera; si tratta di un’umanità disperata quella con cui Boris viene in contatto. E tutto questo lascerà un segno, nel corpo e nella mente, anche nello stile, che spesso fa uso di parole gergali e espressioni della malavita locale. Nel 1992 appaiono le sue prime pubblicazioni su Rossiyskaya Gazeta, il più importante quotidiano nazionale. Dotato di grande talento, fascino e dolcezza, si sposa all’età di 17 anni con la sua compagna di studi, Irina Kniaževa. Nel 1997 si laurea alla facoltà di Geofisica e Geoecologia dell’Accademia mineraria degli Urali. Pubblica diciotto articoli di ricerca scientifica sulla struttura della crosta terrestre e sulla sismicità degli Urali e della Russia. Nel 1999 riceve il Premio letterario Anti – Booker. Continua a vivere a Ekaterinburg, lavorando come assistente alla ricerca scientifica all’Istituto di Geofisica e collabora con il giornale “Ural”. Nel 2000 la Fondazione Puškin pubblica una sua raccolta dal titolo “E cose così”. Il 7 maggio del 2001 si toglie la vita, impiccandosi sul balcone di casa. Lascia moglie e un figlio. Nel 2001 gli verrà assegnato, postumo, il più prestigioso e ambito premio di poesia russa “Palmira del Nord”.

Per approfondimenti, leggere questo bell’articolo apparso su “Culturificio”