E’ già tempo di archiviare il mese di gennaio di questo 2022 che, sinceramente, spero migliore del suo predecessore. Visto tutto quello che mi è capitato – un mezzo infarto con relativo intervento chirurgico, il covid… – direi che ci vuole poco, ma siccome non c’è mai limite al peggio… incrocio le dita e faccio debiti scongiuri. Dal punto di vista libresco, gennaio è stato davvero un bel mese: ho letto i libri che avevo in programma (otto), tra cui uno in inglese, e sono incappata soltanto in una delusione, che come bilancio direi non è male.

Ecco le mie letture di gennaio, grazie alle quali ho potuto viaggiare con la fantasia e approdare in paesi in cui mai prima ero arrivata, nemmeno virtualmente; tra essi ci sono due saghe familiari – una in Croazia e una in Oman -, un romanzo di formazione sull’isola di Maiorca, una fiaba dolce-amara nella steppa kazaka, storie di amicizie al femminile, poesia… insomma una bella varietà:

Auður Ava Ólafsdóttir, La vita degli animali

Il mese dei gemelli, di Miklós Radnóti/Il paziente della stanza 19, di Zoran Žmirić

Annabel Abbs, La cucina inglese di Miss Eliza

Ivana Šojat, Segreti di famiglia

Hamid Ismailov, La fiaba nucleare dell’uomo bambino

Fabrizia Ramondino, Guerra di infanzia e di Spagna

Jokha Alharthi, Corpi celesti

I libri di questo mese si sono rivelati davvero belli, quindi è difficile scegliere; mi sento di consigliarvi tutti tranne il primo, per i motivi che troverete spiegati nel post relativo. Il libro del mese di gennaio è:

Ismailov conquista il lettore con la delicatezza di un affabulatore d’altri tempi, racconta una fiaba come pochi sanno fare, mischiando sapientemente il lieve tono poetico, anche quando allude a fatti tragici, alla ineluttabilità di destini umani sacrificati in nome di falsi ideali. Dietro allo stile fiabesco, in cui fanno capolino poesie e antiche leggende, si svela una storia reale, un incubo verrebbe da dire, almeno per gli abitanti della steppa kazaka attorno alla “Zona”, e cioè il perimetro militare in cui l’Unione Sovietica ha portato avanti i suoi esperimenti nucleari, in una continua corsa agli armamenti micidiali con cui contrapporsi al nemico di sempre.

Una fiaba bellissima ma amara, mai narrata con pietismo; l’autore sceglie la forma della fiaba per raccontare con delicatezza e tanta poesia quali siano gli effetti delle decisioni prese senza curarsi delle conseguenze per chi le subisce, in nome di un ideale superiore. E noi lettori, insieme al viaggiatore del treno, non possiamo fare altro che lasciarci cullare dalle parole dell’uomo bambino e trattenere nel cuore la sua amara storia, come un monito per le generazioni future.