La giraffa la guarda da dietro la recinzione. Si trova in un parco di periferia, dev’esserci un circo nei paraggi. Grazie alla sua mania di camminare, si è persa. Ha sentito parlare di questo quartiere non più di un paio di volte, non è mai riuscita a collocarlo all’interno della sua geografia di Roma. Prima di uscire ha cercato le indicazioni per arrivare a destinazione sul sito dell’Atac, ma poi, scesa dalla metro, presa dalla consueta smania di arrivare a piedi ovunque, ha perso l’orientamento. I mostri bisogna conoscerli, coccolarli, conviverci, e poi camminarci insieme. Oggi credeva che, camminando, avrebbe avuto modo di pensare. Ora, però, anche se stesse pensando non se ne renderebbe conto. 

Domani interrogo, di Gaja Cenciarelli, Marsilio 2022, pp. 240

Un po’ romanzo, un po’ saggio, un diario di bordo animato, questo è il libro giusto – per genitori, ragazzi e insegnanti – da leggere alla vigilia della ripresa dell’anno scolastico. Tra le pagine prende forma un vero atto d’amore da parte di un’insegnante verso una classe, un manipolo di diciottenni, e verso il difficile mestiere dell’insegnante, di coloro cioè che ogni giorno hanno il coraggio di varcare la soglia di un’aula, di sedersi e osservare non solo con gli occhi i futuri uomini e donne. E che cercano di farlo al meglio, consci del loro ruolo nel contribuire a scrivere il futuro di chi da loro può imparare qualcosa.

La periferia romana dove sorge la scuola che è al centro di questo romanzo è la Rebibbia raccontata da Zerocalcare. Nel liceo si parla romano, e le aule sono abitate da strani esseri viventi: alcuni disegnati sui muri, alcuni umani ma dalle cui bocche escono suoni incomprensibili alla professoressa, che non ha mai pensato di avere la vocazione all’insegnamento e invece ce l’ha, solo che non è una vocazione, è un mestiere. La professoressa, infatti, non ama la vocazione, ama l’inglese. La professoressa è un’intellettuale. La professoressa ha studiato in Italia e all’estero. La professoressa cammina, cammina, cammina perché Roma è grande e perché camminando pensa. Gli studenti e le studentesse, invece, non camminano, vanno in motorino o in macchina, e non studiano. Gli studenti e le studentesse – e tutti lo siamo stati – sanno valutare, pesare le persone che siedono dietro la cattedra e, nonostante non abbiano voglia di aprire i libri, sentono, piano piano, il desiderio di capire la professoressa, e di esserne capiti.

C’è una specie di sorriso, nella scuola, a settembre e ottobre, una speranza, che si spegne a novembre. Dicembre e gennaio sono tollerati. Febbraio e marzo sono la rassegnazione. Aprile è ferocia e disincanto. Maggio è follia. Giugno è una felicità stanca che diventa rimpianto. Luglio è un «se», e la scuola diventa solo un luogo. Agosto è l’angoscia delle possibilità. È così. È sempre stato così e sarà sempre così.

Danilo Dolci ha scritto che si cresce solo se sognati, e l’autrice di questo romanzo chiosa che si può crescere anche se sei l’incubo di qualcuno. Tra i professori di Frank McCourt e Domenico Starnone, passando per gli studenti in piedi sul banco nell’Attimo fuggente, sta la professoressa di Gaja Cenciarelli, convinta sì che la cultura sia qualcosa di quotidiano, convinta sì che certe parole dialettali o certe squadre di calcio, certe sigarette fumate insieme agli studenti prima che la lezione cominci facciano parte del lavoro di chi insegna e di quello di chi impara, ma disillusa che l’istruzione possa – come si sente dire spesso – salvare il mondo. Ciò nonostante, in questo romanzo di Shakespeare e spaccio, la professoressa il mondo lo salva. Perché il mondo è le persone che incontriamo. Specialmente a scuola.

La campanella suona, lei entra in classe, si ferma dietro la cattedra: occupare quello spazio al centro dell’attenzione di ventisei diciottenni sconosciuti la terrorizza, ma si sforza di non pensarci. Quel silenzio, i primi secondi in cui gli studenti ti guardano e ti capiscono senza pietà, quel silenzio senza parole, pieno di significati che lei non conoscerà mai, quello spaventoso silenzio che non può riempire, che non è giusto che lei riempia perché è il silenzio della loro libertà di giudizio, quel silenzio che odia con tutta se stessa perché sgretola i suoi confini di adulta e prende a pugni i suoi lividi, quel silenzio è il tempo vuoto della prima scena, che tutti ricorderanno, lei e loro, per sempre, almeno fino all’ultimo giorno di scuola.

Gaja Cenciarelli, scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, fra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006), Sangue del suo sangue (nottetempo 2011), ROMA. Tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta 2015), Pensiero stupendo (Lite Editions 2015). Per Marsilio, nel 2019 è uscito La nuda verità. Insegna lingua e letteratura inglese a Roma.