A guardare in quei giorni la corposità e il colore delle nuvole, a sentire l’odore diverso dell’aria, che sapeva di canfora e di legno bagnato, non sarebbe passato tanto tempo dal cadere dei primi fiocchi.
Nel frattempo però tra questi sbuffi di panna che viaggiavano lenti nel cielo sopra di me il sole si era trovato uno spazio per insinuarsi ed era venuto a riscaldare il prato.

L’inventario delle nuvole, di Franco Faggiani, Fazi editore 2023, pp. 296

Il nuovo romanzo di Franco Faggiani ci trasporta negli aspri ambienti montani del cuneese, inserendosi in un filone narrativo (vedi mio post) che riscuote molti consensi tra i lettori amanti della montagna e dello stile di vita ad essa collegato. Una riscoperta che mette al centro un mondo ruvido, a volte impervio,  che insegna a dare al tempo il giusto valore, che insegna ad avere pazienza e rispetto per l’ambiente. Ambientando il romanzo in un tempo passato, l’autore permette di riscoprire mestieri ormai desueti, e un “piccolo mondo antico” che ormai sembra definitivamente superato.

Dalle nostre parti i mesi erano divisi negli uéc d’invern e nei catré d’infern, ovvero negli otto dell’inverno, quando tutto sembrava scorrere lentamente, e nei quattro dell’inferno, quelli che vanno da giugno a settembre, quando il lavoro nelle malghe, nelle foreste e nei campi sembrava non finire mai e portava allo sfinimento.

Con un incipit accattivante che mette subito in contatto il lettore con l’ambiente in cui la storia lo trascinerà, si sviluppa la trama che vede al centro Giacomo Cordero, un ragazzo brillante che abita in Val Maira – il nome della valle principale, in lingua occitana, sta a significare ‘magra’ -, a Prats, o Prazzo, con il nonno Girolamo, la madre Lunetta e l’anziana e riservata Desideria, moglie del nonno; il padre, che era partito per lavorare nelle cave in Spagna, ci ha lasciato la vita. Il ragazzo viene mandato a studiare a Borgo San Dalmazzo, all’abbazia di Pedona. Avrebbe potuto farsi prete, intraprendere la carriera ecclesiastica, ma il nonno-patriarca gli impone di restare a casa, a Prazzo, per prendersi cura, con lui, degli affari di famiglia. Del resto è l’unico altro uomo in casa e a quei tempi erano i capifamiglia a decidere i destini di figli e nipoti. La figura del nonno è molto importante nella vita di Giacomo; per quanto burbero e di poche parole, è un uomo giusto, accorto negli affari ma anche attento alle persone. Nei dintorni è conosciuto non solo per il fiuto di commerciante, ma anche per la generosità verso le persone più bisognose. Il suo stile asciutto e fattivo è esattamente ciò che vuole insegnare al nipote, prima di tutto con l’esempio. Tuttavia, non a tutti piace, e alcuni gli rimproverano di agire più per convenienza che effettivo buon cuore.

Val Maira, credits Wikipedia

Siamo nel 1915, l’Italia è appena entrata in guerra, e il vecchio Girolamo, ruvido e determinato capofamiglia, commerciante scaltro e capace, è diventato il fornitore ufficiale di merci per l’esercito. Giacomo – figlio di madre vedova e gravato da una lieve zoppia – viene esonerato dal servizio militare e viene avviato all’attività di famiglia del cavié, o pellassier, termine d’origine occitana che dava più importanza al ruolo, un mestiere itinerante e geniale: la raccolta dei pels, i capelli, che le donne dei borghi sperduti vendevano in cambio di soldi o tramite baratti di vestiario o coperte, e che, poi, accuratamente lavorati durante l’inverno dalle donne del paese, saranno rivenduti in primavera agli atelier delle grandi città di confine per farne parrucche. Giacomo si appassiona al mestiere che gli permette di conoscere persone e realtà così diverse, di passare molto tempo all’aria aperta imparando a conoscere la natura e a misurarsi sugli itinerari dei raccoglitori di capelli del Cuneese, che passavano le colline delle Langhe e attraverso le Alpi, arrivavano in Francia.
Al ritorno a casa, mentre le donne lavorano i capelli, Giacomo riesce ad allestire una specie di classe per i bambini delle lavoranti, a cui cerca di impartire le lezioni – specialmente di geografia e storia – che, a causa dell’assenza della maestra, avrebbero perso. In fin dei conti, fare il maestro sarebbe forse stata la sua scelta, se avesse avuto la libertà per farla…

Per il commercio dei capelli in Francia, Giacomo si affida a un venditore esperto, Natale Rebaudi, che gli farà da guida confidandogli vecchi segreti riguardanti suo padre. Natale, pur rispettando il nonno Girolamo, non lo apprezza del tutto, ritenendolo un opportunista negli affari e nelle relazioni, e un po’ tiranno nella gestione familiare.

Ci sono giovanotti della tua età che sono in guerra, altri che hanno già girato mezzo mondo in cerca di fortuna trovandone poca, altri ancora che sono morti di fatica o hanno messo su famiglia da far campare con castagne e polenta. Non hanno avuto occasioni… Cerca di avere una visione, di guardare con i tuoi occhi. Per fortuna mi sei subito sembrato un ragazzo ancora di buoni sentimenti e questo lo devi a lei, a Lunetta, non a tuo nonno. Lui al massimo ti avrà insegnato come ricavare vantaggi dalle persone. Non mi fa piacere dirtelo, ma tuo nonno lo conosco bene.

Quando il ragazzo sarà costretto ad affrontare una situazione inattesa e a prendere in mano gli affari di famiglia, tuttavia, il più grande insegnamento gli verrà dal ricordo dei giorni passati da solo in montagna che lo aiuterà ad apprezzare il valore delle piccole cose e la semplicità del vivere quotidiano. E a non temere nulla di ciò che la natura prevede nel suo corso, nemmeno la morte, essa stessa uno dei passaggi con cui l’uomo deve imparare a convivere.

Credevo che l’assenza, specie se definitiva, di una persona così vicina, così incardinata alle nostre vite, creasse avvilimento, tristezza, preoccupazioni. Invece, un mese dopo la morte del nonno, notai con meraviglia che Desideria e mia madre, passata l’iniziale mestizia, erano rifiorite.


Franco Faggiani ricostruisce con straordinaria cura dei dettagli un paesaggio particolare e un mestiere insolito che molti ancora ricordano. Nel romanzo vengono ripercorsi gli itinerari segreti dei raccoglitori di capelli delle valli cuneesi, che, seguendo le vie di questo singolare commercio, scavalcavano le Alpi e arrivavano fino in Francia. Una storia avvincente in cui la montagna è protagonista, resa con descrizioni suggestive che affascinano il lettore.

Le montagne davanti stavano cambiando colore. In alto le praterie rasate dal vento tendevano già al marrone e le rocce erano diventate scure e lucide per la pioggia che era caduta lassù nei giorni passati e che il sole non era ancora riuscito ad asciugare. Al centro, dove si aggrovigliavano cespugli, arbusti spinosi e piante che stentavano a crescere, c’era qualche macchia gialla e arancione. In basso invece era rimasto tutto verde, gli abeti facevano emergere dalle ombre di fondovalle i loro rami ricoperti di aghi scuri e brillanti mentre i faggi lasciavano tremolare le foglie ovali e lucide, non ancora intrecciate tra loro dalle tiepide carezze dell’autunno.

Franco Faggiani vive a Milano e fa il giornalista. Con La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), vincitore del Premio Parco Majella 2018, del Premio Letterario Città delle Fiaccole 2018 e del Be Kind Award 2019, si è fatto conoscere e amare da moltissimi lettori. Con Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore, 2019), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2019 e il Premio Selezione Bancarella 2020. Sempre con Fazi Editore sono usciti anche Non esistono posti lontani (2020) e Tutto il cielo che serve (2021), vedi la mia recensione.

Per chi volesse approfondire il mestiere del cavié, rimando al sito del Museo di “Pels” di Elva. Il museo ricostruisce le varie fasi della lavorazione dei capelli e raccoglie testimonianze, fotografie, immagini e documenti commerciali del mestiere.