Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il rumore del tempo

INCIPIT

Accadeva in pieno tempo di guerra, su una banchina ferroviaria piatta e polverosa come la sconfinata distesa che la circondava. Fermo a caldaia accesa, il treno diretto a ovest si trovava a un paio di giorni da Mosca, a due o tre dalla meta, a seconda dell’approvvigionamento di carbone e dei movimenti delle truppe. Era da poco passata l’alba, ma l’uomo – o per meglio dire, il mezzo uomo – già si sospingeva verso i vagoni letto a bordo del suo carrello piatto montato su ruote di legno. Non c’era modo di manovrarlo, quell’arnese, se non bloccandone di colpo l’estremità anteriore, e, per non essere catapultato in avanti, l’uomo aveva passato una corda sotto il carrello e se l’era fatta girare intorno alla cinta dei calzoni. Le sue mani erano fasciate con strisce di stoffa annerita e la pelle era coriacea a furia di mendicare all’aperto fra strade e stazioni. Suo padre era stato un superstite della guerra precedente. Partito con la benedizione del prete per andare a combattere per la madrepatria e lo zar, non aveva più trovato, al ritorno, né prete né zar, e anche la madrepatria non era più la stessa. La moglie si era messa a strillare vedendo cosa gli aveva fatto la guerra. Adesso se ne combatteva un’altra, ma l’invasore era lo stesso, anche se diversi erano i nomi, da tutte e due le parti.

Julian Barnes

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