L’amore è tutto. È davvero la cosa più grande. E sono convinta che noi usiamo tutto quello che è in nostro potere, tutto quello che è alla nostra portata, per tenere vivo l’amore che abbiamo provato.

Anche quando per farlo ci si deve separare, anzi proprio quando, per preservare ciò che è stato e ha dato sostanza alla propria vita, si decide di andarsene.

Un complicato atto d’amore, di Miriam Toews, Marcos y Marcos, traduzione di Monica Pareschi, illustrazione in copertina di Laura Fanelli

Lo sa bene Nomi, che annaspa nelle nebbie di una adolescenza ancora più complicata di quelle “normali”; lo sa perché sua madre Trudie e sua sorella Tash se ne sono andate, e lei è rimasta con suo padre Ray, a cercare di rispondere a tutte le domande che la sua coscienza le pone ogniqualvolta cerca di interpretare il mondo in cui vive, con tutte le sue contraddizioni e divieti, o quando cerca di capire qual è il suo posto in quella comunità, e quali sono stati i motivi per cui le persone a cui era più affezionata hanno deciso di sparire dalla sua vita. Nomi vive in una comunità chiusa al mondo, attenta a rispettare una serie di regole che si possono riassumere in ciò che lei percepisce come il peggior tentativo di annientare ogni anelito alla felicità.

Noi siamo mennoniti. Per quel che ne so, è la sottosetta più sfigata a cui si possa appartenere a sedici anni. Cinquecento anni fa, in Europa, un tizio di nome Menno Simons si è messo di buzzo buono per inventarsi una religione tutta sua e lui e i suoi seguaci olandesi polacchi e russi sono stati ammazzati di botte o costretti a conformarsi, finché alcuni sono venuti a cacciarsi proprio qui dove sono io adesso. Ironia della sorte, hanno chiamato questo posto East Village, il nome del quartiere di New York dove vorrei tanto andare.

Nomi, da bambina, ha accettato questo sistema perché se ci sei nata e tutti ti dicono che questa è la verità, cosa altro puoi fare? Ma quando cresci e cominci a farti delle domande, quando, con occhi infantili capisci che non tutto torna e intravedi delle crepe, e se poi in queste crepe, che nel frattempo sono divenute delle voragini, vedi sparire le persone che più ami – tua madre e tua sorella -, come puoi ancora dormire tranquilla, come riesci a fare tacere la tua coscienza?

Toews complicato citazione 2Possiamo definire quest’opera un romanzo di formazione? Credo di sì. Lo è nella misura in cui la voce narrante, l’adolescente Nomi, compie il suo cammino di crescita e di ribellione; lo è perché, con disarmante e tenera sincerità Nomi si sforza di trovare il suo posto in un mondo che sente sempre più lontano da lei, che nasconde dietro la facciata del finto villaggio da mostrare ai turisti americani, sciorinando principi di vita e richiami ai felici anni del passato, delle deviazioni; questa comunità ha una faccia nascosta, che si rende evidente negli svariati membri che hanno deviato e sono stati scomunicati e dunque resi “inesistenti” nella comunità; così come nei segreti che cela, proprio da parte di coloro che, agli occhi della società, propugnano la stretta aderenza ai canoni.

Nomi, con voce ferma e ironica, si mostra in tutta la sua debolezza – ma non è forse la sua forza? – senza risparmiarsi critiche, e attraverso gli sforzi che mette in atto per non rimanere stritolata dalle catene che legano i membri della setta ad un asfissiante codice di comportamento:

Che mette al bando i mezzi di informazione, il ballo, il fumo, i climi temperati, il cinema, gli alcolici, il rock and roll, il sesso a scopo ricreativo, il nuoto, il trucco, i gioielli, il biliardo, le gite in città e l’andare a dormire dopo le nove.

mennonitiDal suo racconto vibrante emergono altri ragazzi che come lei si ribellano, ciascuno a suo modo, andando in giro di notte negli unici posti – ovviamente all’aperto perché qualsiasi tipo di locale che non sia una chiesa è bandito – in cui possono ritrovarsi, fumando, bevendo perché – come è tipico di quell’età – più le cose sono proibite, più sono agognate, e perché per sopravvivere bisogna stordirsi, per non pensare, per scacciare tutto ciò che fa male, per cercare una via di uscita da un mondo chiuso a riccio, un paese in cui la strada principale, ai due estremi, finisce nei campi incolti, un agglomerato di case lambite dalla strada statale su cui sfrecciano i tir che portano animali drogati al macello.

Nomi osserva i brandelli di una vita che le passa vicino sfiorandola, ma che non le appartiene:

Mi piace andare in bicicletta fino al confine e guardare l’America. Mi piace pedalare fino ai passaggi a livello nei campi deserti e guardare i graffiti sui vagoni che mi passano davanti a centosessanta all’ora: il modo ideale per apprezzare l’arte. Ringrazio in silenzio gli sbandati di Detroit o St. Louis che portano un po’ di colore nella mia vita.

Lo specchio di tutte le contraddizioni è suo padre, un uomo mite, devoto, un insegnante scrupoloso che si attiene, apparentemente, alle regole di vita imposte dalla comunità: appare subito chiaro che questo è il suo guscio esterno, una sorta di protezione, ma che in realtà, è scosso da una lotta interiore, uno spiazzante dissidio che lo blocca in una terra di mezzo. La sua è una sorta di resistenza passiva, una ribellione che cerca di salvaguardare le persone che ama; e lo fa in un modo tutto suo, che si manifesta nel procedere del racconto di Nomi e che risulta evidente nel finale.

mennoniti mulinoNomi alterna il racconto della sua vita di adesso ad episodi del passato, ai quali si aggrappa per cercare di capire come e perché si è arrivati a scelte irrevocabili; esplora fatti avvenuti che le sembra nascondessero già i sintomi del malessere che poi, col tempo, è esploso. È molto sola nella sua inquietudine: i compagni e gli amici appaiono come mondi separati e persino con Travis, il suo ragazzo, nonostante il tempo che trascorrono insieme e le avventure che condividono, tutto sembra permeato da una desolante incomunicabilità.

I suoi sforzi – consci e non – di attirare l’attenzione sul suo dolore, sul suo spaesamento, anziché attrarre gli sguardi di chi ha vicino, generano invece il vuoto e la condanna. È una lezione che Nomi impara sulla sua pelle, e lo dice, in modo toccante, verso la fine, quando ripensa alle parole di sua sorella:

Toews complicato citazione 1Mi hai insegnato che certe persone se ne vanno e altre no e quelle che se ne vanno sono sempre più fiche di quelle che rimangono e io sono una di quelle che rimangono perché tu sei una di quelle che se ne sono andate e c’è un vecchio seduto in una casa vuota in giacca e cravatta che non ha più nessuno tranne me.

 Il legame con Ray, suo padre, nella sua struggente forma di complementarietà, è ciò che trattiene Nomi dalla fuga; accudisce quell’uomo solo, che ha perso la donna che amava, e una figlia che forse non riusciva a capire, ma alla quale era molto legato perché i loro comportamenti ribelli, in fondo, gli piacevano e la sua quieta accondiscendenza era in realtà un tacito consenso; è indulgente con lui, anche verso i comportamenti che la irritano, quei gesti apparentemente insensati che alla fine troveranno un compimento, come un disegno che all’inizio appare confuso ma che, progredendo, si rivela chiaro e perfetto. Sarà infatti il suo complicato atto d’amore a dare una svolta alla vita della figlia.

Miriam Towes pesca a piene mani dalla sua stessa vita (nel post dedicato a “I miei piccoli dispiaceri” trovate la sua biografia), e lo fa portando alla luce la complessa trama di pensieri, di paure, di insicurezze, di dolori che da adolescente ha vissuto sulla sua pelle e credo sia per questo che Nomi risulti così credibile, così disperatamente impotente e al tempo stesso determinata, in un romanzo che la svela dolcissima e fragile, ironica ed intelligente, cinica ed ingenua al tempo stesso.

Toews Miriam con libro

È un romanzo che vi consiglio assolutamente di leggere, perché è una storia che non vi lascerà indifferenti, che vi aiuterà a capire i vostri figli adolescenti, se ne avete, e che è scritta in modo magistrale. E poi, per dirla con Nomi e se ancora non se ne siete convinti, perché l’amore è tutto.

Copio il link all’editore:

http://www.marcosymarcos.com/libri/un-complicato-atto-damore/

L’incipit lo trovate qui.