Volgograd è un deserto malamente abitato. Non c’è molto di utile alla vita quotidiana, escluso qualche mercato coperto, un paio di mostruosi cinema multisala dove si proiettano venti film per volta, e immensi centri commerciali dove la domenica si portano i bambini affinché imparino a fare i consumatori. D’inverno ci si va anche perché fa più caldo che a casa e d’estate perché ci fa più fresco.(..) Bevi, mastichi e guardi le vetrine traboccanti di merce che non ti puoi permettere. (..) E poi al centro commerciale c’è musica, c’è gente e nessuno sembra solo. Invece lo è, ma chi se ne frega: per un po’ è concesso non pensarci, alla solitudine.

Volgograd, di Luigi de Pascalis, La Lepre edizioni 2018, immagini di copertina e illustrazioni Luigi de Pascalis

Luigi De Pascalis racconta la sua Volgograd, non quella che sta in Russia e che prima si chiamava Stalingrado; la sua sta intorno alla città eterna, alla Roma “di preti, turisti e politici”, tutta “gente di fuori”, mentre i romani si sono sparpagliati in “un enorme, labirintico, anonimo non-luogo, micidiale mistura di mancanza di onestà dei palazzinari, di mancanza di idee di architetti e ingegneri, e di mancanza di scrupoli dei politici”. Una città tentacolare, cresciuta in modo caotico attorno all’Urbe, sciatta, sporca, alienante, e alla quale a nessuno, nemmeno ai suoi abitanti, preme dare un assetto più curato e umano.

Palazzoni-dormitorio, mancanza di servizi e solitudini che si trascinano cercando di rimanere a galla; ma anche umana necessità di riscatto, di sentirsi parte di un qualcosa che però non esiste, perché i vicini a malapena si conoscono, nessuno chiede/offre aiuto ad un conoscente per non impicciarsi, nessuno più offre una fetta di torta appena sfornata al vicino di pianerottolo.

Una periferia così anonima che, invece di Roma, potrebbe essere un’altra grande città: Milano, Napoli, Torino, Genova.

La voce narrante è un uomo in là negli anni, vedovo, un po’ malandato, solo nella sua casa vuota , ad eccezione di Ciro, il cardellino: entrambi chiusi in una gabbia. Alle spalle una vita mediocre, costellata di fughe quando, di fronte ai momenti importanti, non ne ha saputo reggere il peso. E ora ha deciso di raccontare la sua Volgograd e se stesso, perché ha capito che “il tempo non fa sconti, ma qualche volta fa prestiti, e che i conti tornano sempre. Salvo sorprese”.

Il racconto si snoda lungo dodici capitoli, i dodici mesi dell’anno, annunciati nel prologo e chiusi nel filosofico epilogo, e tenuti insieme dai ricordi del narratore e dal suo sguardo sul quartiere, dal suo girovagare osservando e ascoltando le storie di chi, come lui, è intrappolato in questo universo anonimo.

Dodici storie di ordinaria solitudine, a tratti di egoismo, o di sogni mai coltivati, di rassegnazione e di qualche speranza, di violenza e di qualche sporadico gesto di solidarietà; uno stile mai appesantito dal pietismo, anzi, sorretto da uno sguardo disincantato e ironico, capace di scavare oltre le apparenze e di cogliere la complessità dell’animo umano.

Un libro che è la vetrina del bar all’interno del quale sembra di riconoscere qualche passante, o l’edicola all’angolo dove di fretta si compra il giornale la domenica, o il banco del pesce dove il venerdì ci si accosta in silenzio.

LUIGI DE PASCALISLuigi De Pascalis, oltre che scrittore e pittore è stato illustratore, grafico, sindacalista, pubblicista. È oggi uno degli autori italiani di narrativa fantastica più apprezzati negli Stati Uniti; in Italia ha vinto i premi Tolkien e Courmayeur, ed è stato finalista del premio Camaiore di Letteratura Gialla. I suoi racconti sono inclusi in moltissime antologie del fantastico italiane e straniere. Prima di “Il mantello di porpora”, romanzo storico incentrato sulle gesta di Giuliano l’Apostata, De Pascalis ha pubblicato con La Lepre Edizioni il giallo storico “Rosso Velabro”, i romanzi “La pazzia di Dio” (finalista al premio Acqui Storia e al Premio Majella) e “Il labirinto dei Sarra”, il noir fantascientifico “Il Nido della Fenice”, la graphic novel “Pinocchio” (vincitrice del Premio “Pinocchio di Carlo Lorenzini” nel 2012). Sempre per La Lepre, l’autore cura la collana “Fantastico Italiano”. Con altre case editrici ha pubblicato i romanzi “La dodicesima Sibilla” e “Il signore delle furie danzanti” (Hobby & Work Publishing, 2009), e “La morte si muove nel buio” (Mondadori, 2013). Ha inoltre al suo attivo numerosi saggi storici, insegna scrittura creativa ed è fondatore, assieme ad altri sette autori romani di mistery, del gruppo “Delitto Capitale”. Nel 2016 il romanzo “Notturno bizantino” ha vinto il premio Acqui per il miglior romanzo storico dell’anno.

L’incipit lo trovate qui.