Il più illustre autore straniero che ha ambientato le sue opere in Italia è senz’altro William Shakespeare: tragedie, commedie… gli esempi non mancano… Romeo e Giulietta, La Tempesta, Il Racconto d’Inverno, La bisbetica domata, Il Mercante di Venezia, l’Otello, Molto rumore per nulla

Il drammaturgo inglese, in realtà, non aveva mai visitato il nostro Paese – o almeno così risulta dalle sue biografie ufficiali, ma nelle sue opere ci accompagna a Verona con Romeo e Giulietta, a Venezia con Il mercante di Venezia, anche l’Otello è ambientato, nella sua prima parte, in quella che all’epoca era la Repubblica di Venezia, a Padova con La bisbetica domata; ne I due gentiluomini di Verona i protagonisti provengono dalla città veneta, ma si recano in viaggio a Milano e qui si innamorano della giovane Silvia, la figlia del duca. Ed è un altro duca di Milano, Prospero, ad essere al centro di un’altra opera di Shakespeare: stiamo parlando de La tempesta. L’opera è ambientata in un’isola nel Mediterraneo ma nel corso del racconto compaiono altre città italiane. Una di queste è Napoli. Lungo le rive dell’Arno, seguiamo le vicende di Elena e Bertram nell’opera Tutto è bene quel che finisce bene: infatti a Firenze che ha luogo uno degli eventi cardine della storia. Anche la Sicilia, nelle opere di Shakespeare, ha un ruolo molto importante: ne La commedia degli errori infatti troviamo una bellissima Siracusa. Ne Il racconto d’inverno è invece Palermo ad essere protagonista. Il Palazzo dei Normanni, uno dei simboli del capoluogo siciliano, è perfettamente rappresentato all’inizio dell’opera, dove ha luogo l’incontro tra i re di Boemia e di Sicilia. Infine, Messina fa da sfondo alla commedia Molto rumore per nulla, un’opera leggera che ci trascina in una rocambolesca avventura durante la quale ci catapulta tra le vie del centro storico di una splendida città.

Il fascino del Bel Paese ha irretito torme di visitatori fin dai tempi del Gran Tour: il lungo viaggio nell’Europa continentale intrapreso dai ricchi dell’aristocrazia europea a partire dal XVIII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere, con partenza e arrivo in una medesima città. Aveva una durata non definita e di solito aveva come destinazione l’Italia. Il termine turismo e più in generale il fenomeno dei viaggi turistici odierni come cultura di massa ebbero origine proprio dal Grand Tour.

Di conseguenza molti autori stranieri, oltre a visitare nel passato e nel presente il nostro Paese, hanno deciso di ambientarvi le proprie opere.

L’Italia con la sua eredità della Roma antica, con i suoi monumenti, divenne uno dei posti più popolari da visitare e non a caso, dunque, molte delle opere di autori stranieri ambientate in Italia sono romanzi di ambientazione storica. Ma non solo: come vedremo, infatti, ci sono molte opere che si svolgono nell’Italia di oggi.

Partiamo da uno dei capostipiti:

Il castello d’Otranto è considerato il primo romanzo gotico. Ambientata nella città salentina di Otranto, è l’opera che diede l’avvio al genere letterario poi diffusosi tra il tardo Settecento e l’inizio dell’Ottocento e che ne dettò il canone: ambientazione arcaicizzante, castello, labirinto, sotterranei, scene notturne, damigelle in pericolo, fughe, minacce sessuali, elementi di soprannaturale, presenza pervasiva del doppio, il sogno infilato all’interno della trama.

Si suppone che gli avvenimenti si svolgano nel Duecento. Manfredo, signore di Otranto, nipote dell’usurpatore del regno che ha avvelenato Alfonso, il legittimo sovrano, vive sotto l’incubo di una profezia, secondo cui la stirpe dell’usurpatore continuerà a regnare, finché il legittimo sovrano non sia divenuto troppo grosso per abitare il castello e finché i discendenti maschi dell’usurpatore lo occupino. Quando la profezia sembra avverarsi, Manfredo atterrito confessa il modo dell’usurpazione e si ritira in un monastero con la moglie. Il romanzo fu pubblicato nel 1764 e, nella prima edizione, era descritto come una versione dall’italiano.

Corinna o l’Italia è un romanzo di Madame de Staël pubblicato nel 1807. Ambientato qualche anno prima, descrive l’incontro in Italia tra un giovane britannico e una poetessa italiana, Corinna, ispirata sia alle proprie vicende autobiografiche, sia alla biografia della Corilla Olimpica (Maria Maddalena Morelli). Corinna è ritenuto il primo romanzo della letteratura femminile dell’Ottocento: vero e proprio best seller europeo, preparò lettori, artisti e scrittori alla nuova estetica del Romanticismo.

Protagonista è sì Corinna, l’improvvisatrice che si ispira alla poetessa greca, ma anche l’Italia stessa. Non mancano infatti brani meno narrativi e più propriamente teorici inseriti tra i dialoghi dei protagonisti, che restituiscono un affresco del Bel Paese a cavallo fra i due secoli, nonché le idee estetiche dell’autrice. Le città che maggiormente spiccano sono Roma e Napoli.

Corinna è stato per tutto l’Ottocento un romanzo discusso (per i contenuti politici e culturali, per il ruolo anticonformista che vi gioca la donna) e amatissimo, tradotto e ristampato in tutta Europa, da cui sono state tratte edizioni illustrate, libretti d’opera, musiche, balletti, vere e proprie mode. Narrazione dell’ideale romantico di amore, fulgido esempio di una sensibilità totalmente nuova, già contemporanea, destinata a cambiare per sempre il modo di concepire l’arte e la figura dell’artista.

Stendhal fu un profondo conoscitore e ammiratore dell’Italia. Vi frequentò principi, militari, dame famose, poeti e artisti. Questo romanzo racconta il nostro paese (in parte reale, in parte di fantasia) attraverso le vicende del giovane Fabrizio del Dongo, incerto tra sogni d’amore e di gloria.

La Certosa di Parma fu pubblicato nel 1839. Racconta la storia di un nobile italiano durante l’Età napoleonica e il successivo periodo della Restaurazione. L’ispirazione gli venne dal ritrovamento di un manoscritto inautentico – L’origine delle grandezze della famiglia Farnese, una “cronaca” rinascimentale e per molti aspetti fantasiosa – sulla dissoluta giovinezza di Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III, e alter ego del protagonista del romanzo, Fabrizio del Dongo. Il titolo dell’opera si riferisce al monastero dell’Ordine certosino, il quale curiosamente è menzionato solo nell’ultima pagina dell’opera e non figura come luogo significativo nel romanzo. Le località italiane che compaiono nel romanzo sono Milano, Bologna e Parma.

Ambientato nella Venezia decadente di fine Ottocento, Il carteggio Aspern (1888) di Henry James narra i tentativi del protagonista, un critico letterario americano di cui non viene mai precisato il nome, di impadronirsi di una raccolta di documenti, per lo più lettere, scritti dal defunto poeta americano Jeffrey Aspern, al quale è totalmente devoto e che considera il miglior poeta di tutti i tempi. È una storia, James scrisse al suo editore, che «non può non piacervi: è brillante, e di un interesse che fa rabbrividire»: vi trionfano duplicità e ambivalenza tra complicità e raggiri, avidità e miseria, violazioni e morte.

Dallo splendore notturno di Firenze all’incanto magico della campagna romana, dal “crepuscolo veneziano illuminato dalla luce dei lampioni” all’arcana atmosfera della Roma archeologica; e poi, ancora, i freschi paesaggi alpini e la canicola estiva di Milano. Nove racconti in cui l’Italia ed i suoi monumenti ed il suo fascino, ma anche la sua gente ed i suoi vizi, sono allo stesso tempo comparse e protagonisti dell’arte narrativa di Henry James. Un vero e proprio tour italiano, singolarissimo, che segue il percorso narrativo del grande romanziere in un arco di tempo che va dal 1870 al 1900.

Ed eccoci ad uno dei romanzi in cui la “vista” è quella offerta dalla città di Firenze: scritto da E.M. Forster nel 1908, Camera con vista è rimasto nell’immaginario collettivo grazie al film del 1985 diretto da James Ivory.

L’opera narra la storia di una giovane donna nella cultura sessualmente repressa dell’Inghilterra dell’Età edoardiana. Nello scenario lussureggiante di una primavera italiana, l’incontro di Lucy Honeychurch, timorata signorina della buona borghesia inglese in viaggio in Italia, con George Emerson, giovane schietto e anticonformista, infrange le norme del perbenismo imperante e suscita l’indignazione di una società ostinatamente attaccata ai propri pregiudizi e alle convenzioni tacitamente accettate. Ma il richiamo alla vita e all’amore, propiziato dalla trasfigurata campagna toscana e dalla città di Firenze, è in Lucy troppo forte perché la morale del suo tempo possa averne ragione. 

La morte a Venezia di Thomas Mann è una novella pubblicata nel 1912. Considerata come una delle opere più significative di Mann, è certamente una delle più note al grande pubblico, anche grazie all’omonimo film del 1971 per la regia di Luchino Visconti. È opinione diffusa che il personaggio di von Aschenbach si ispiri in parte al compositore Gustav Mahler. Il film di Luchino Visconti è infatti fortemente legato a questa identificazione, influenzando diverse parti originali della sceneggiatura che si sono andate a integrare sulla trama del racconto.

Gustav von Aschenbach cinquantenne scrittore di Monaco, raggiunte ormai fama e rispettabilità, sente improvvisamente una strana inquietudine e il desiderio di viaggiare. Parte per Venezia dove alloggia all’Hotel des Bains al Lido, frequentato dall’alta società internazionale. Qui incontra un bellissimo adolescente polacco dai capelli biondi e dagli occhi grigio-crepuscolo verso il quale prova un’irresistibile e morbosa passione. Tra Aschenbach e il giovane Tadzio nasce un rapporto fatto di sguardi e gesti, mai di parole, alimentato nell’animo dello scrittore da reminiscenze classiche. Segue Tadzio per le calli e i canali veneziani, cerca di apparire più giovane tìngendo i capelli e utilizzando cosmetici. Intanto a Venezia, in un’atmosfera disfatta e decadente, si manifestano i primi casi di colera, che le autorità tentano di nascondere. Aschenbach se ne accorge, ma non avverte la famiglia polacca nel timore che Tadzio parta. Il giorno in cui la famiglia lascia Venezia, Aschenbach, malato, muore sulla spiaggia con negli occhi l’ultima immagine di Tadzio che gli appare come Ermete psicagogo (colui che guida l’animo nel regno dei morti).

La scena in cui si svolge questo romanzo pubblicato nel 1941 è una nobile villa sulle colline fiorentine dove una giovane vedova inglese cerca di dimenticare i danni dell’amore, in scelta compagnia di suoi compatrioti giramondo. La attende un nuovo matrimonio, con un uomo maturo e posato, di solidissima posizione. Ma l’improvvisa tragedia di un uomo misterioso – non è un omicidio, ma poteva esserlo, soprattutto ogni cosa si dispone perché lo sembri – viene come la tempesta che sconvolge un panorama falsamente terso.

Sandor Marai: Il sangue di san Gennaro è il suo «romanzo napoletano», pubblicato nel 1957, ambientato nella città dove visse dal ’48 al ’52, e precisamente a Posillipo, prima di partire per gli Stati Uniti. Nel romanzo incontriamo una folla di personaggi napoletani, ragazzini e adulti esperti nell’arte di arrangiarsi;  una carrellata di ritratti e personaggi tratteggiati con bonomia, comprensione ed anche ironia, tutti in attesa di un miracolo che possa risolvere i problemi dell’esistenza e della sopravvivenza e soprattutto in attesa di quel “miracolo ufficiale” e programmato costituito dal prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro.

Un incantevole aprile di Elizabeth Von Arnim racconta la storia di quattro donne inglesi che affittano per un mese un castello in Italia per trascorrervi una vacanza e sfuggire così al tedio delle loro vite in Inghilterra. La vicenda inizia in un club femminile di Londra, in una giornata fredda e uggiosa di febbraio, quando la signora Wilkins legge il seguente annuncio economico sul Times:

«Per gli amanti del glicine e del sole. Piccolo castello medievale italiano sulle coste del Mediterraneo affittasi ammobiliato per il mese di aprile. Servitù inclusa. C.P. 1000, “The Times”»

Il luogo di ambientazione è ispirato ad un fatto autobiografico; infatti nel 1921 Elizabeth von Arnim, che si era separata da poco dal duca John Francis Stanley Russell, trascorse una vacanza sulla Riviera ligure e prese in affitto, insieme ad alcuni amici, il castello Brown di Portofino.

Dan Brown è uno degli autori di intrighi e suspense che predilige l’Italia: infatti Inferno ci porta a Firenze, mentre Angeli e demoni a Roma.

Julia Navarro con La fratellanza della Sacra Sindone ci porta a Torino. Torino, 1991. Domate le fiamme divampate nel duomo, viene rinvenuto il cadavere carbonizzato di un uomo senza lingua. Un particolare che mette in allarme il capitano dei carabinieri Marco Valoni, che inizia a sospettare che l’incendio non sia stato causato da un corto circuito. Coadiuvato dall’affascinante storica dell’arte Sofia Galloni e da una giornalista spagnola, si mette sulle tracce di una ristretta élite di uomini colti, raffinati, ma soprattutto di grande potere, che sembrano nutrire un particolare interesse per il lenzuolo con l’immagine del Cristo sofferente. Valoni dovrà ripercorrere l’intera storia del Sacro Lino, tra complotti e miracoli, eresie e Crociate, apostoli e Templari, per risolvere l’enigma.

Un’estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure.  Il romanzo è il racconto struggente del rapporto di amicizia, che si trasforma poi in amore, che nasce tra due giovani e che li accompagnerà negli anni a venire.

Da questo libro il film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome nominato agli oscar 2018 per le categorie: Miglior canzone originale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior film, Miglior attore protagonista.

Due autobiografie di scrittrici statunitensi: Elizabeth Gilbert nel suo Mangia prega ama (caso editoriale da dieci milioni di copie e film di successo con Julia Roberts) compie diversi soggiorni tra cui quelli a Roma e Napoli. Mentre Frances Mayes nel suo Sotto il sole della Toscana (due milioni di copie vendute e un film meno noto)ci porta nella campagna di Cortona. Il romanzo tratta della decisione dell’autrice di comprare un’antica villa rurale abbandonata dal nome Bramasole. Da qui iniziano le sue avventure e la scoperta e la descrizione del mondo e dei paesaggi nascosti della campagna toscana.

Una delle esperienze piú strazianti che una donna possa provare sulla soglia dei quarant’anni è scoprire che non può diventare madre. Rassegnatasi all’idea, Costanza Ansaldo, traduttrice italoamericana, decide di prendere una pausa dalla sua vita newyorkese per una vacanza a Firenze, città in cui ha trascorso i giorni piú felici della sua infanzia. Alla Pensione Ricci Costanza incontra Andrew Weissman, fotografo diciassettenne sensibile e brillante. Il ragazzo soffre per la fine della sua prima storia d’amore e per l’atteggiamento del fratello maggiore, da tempo assente e distaccato. Con Costanza condivide passeggiate, pranzi in trattoria e confidenze; nonostante la differenza d’età, in quei giorni fiorentini tra i due si crea un’intesa speciale. Ma l’armonia di questa amicizia si rompe quando Henry, il padre di Andrew, incontra Costanza. Avvenente e carismatico, Henry è un’istituzione della fecondazione assistita a New York ed è in Italia per una serie di conferenze. Henry è subito affascinato da Costanza; l’attrazione è reciproca e la gelosia di Andrew inevitabile. In autunno i tre si ritrovano a New York, e quella che sembrava un’effimera avventura estiva si trasforma in un travolgente turbinío di eventi inaspettati e desideri riaccesi, mentre Costanza, Henry e Andrew cercano di comprendere – e colmare – quello che manca nelle loro vite, che sia un figlio, la verità sulle proprie origini o l’amore. Dalle strade luminose di Firenze, agli eleganti edifici di Manhattan, fino alle magnifiche coste della Liguria, Michael Frank accompagna i suoi personaggi in un accidentato percorso sentimentale fatto di segreti, passioni, ossessioni alla scoperta di cosa significa essere genitori ed essere figli, e di quel bisogno naturale e imprescindibile di amare ed essere amati.

Il romanzo di William Wall La ballata del letto vuoto ci porta a Camogli. Qui trovate la mia recensione.

Ed infine chiudiamo con questi racconti, scritti in italiano:

Una Roma mista e metafisica, contemporanea ma eternamente sospesa fra passato e futuro, è la vera protagonista, non l’ambientazione, di questa raccolta. Nove racconti, alcuni di respiro romanzesco, in cui riconosciamo una città contraddittoria che ridefinisce sempre se stessa, trasformandosi di generazione in generazione in un amalgama, in un viavai ibrido di stranieri e romani che si sentono comunque sempre tutti fuori posto.

L’andamento della scrittura è riconducibile agli autori italiani del Novecento che Jhumpa Lahiri conosce e profondamente ama, a partire da Moravia che riecheggia nel titolo. Ma i temi di questo libro, il quinto che l’autrice scrive direttamente in italiano, sono tutti suoi: lo sradicamento, lo spaesamento, la ricerca di un’identità e di una casa, il sentimento di essere stranieri e soli ma, proprio per questo, in lotta e vitali.

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