In meno di trecento pagine che scorrono via come un fiume in piena, Karen Powell esegue un’autopsia dell’intero sistema delle caste della Gran Bretagna del secondo dopoguerra.

Danny Masters tornò a casa un pomeriggio agli inizi di agosto. Qualcosa si agitò sotto la superficie dell’acqua, in un punto in cui il fiume finalmente si calmava e poi si apriva in un ampio laghetto, verde bottiglia sotto la volta degli alberi. All’inizio si muoveva lentamente, e un passante incuriosito si sarebbe forse fermato a guardarlo meglio, pensando che fosse l’ombra di un uccello o di un ramo che oscillava sopra lo specchio d’acqua. Poi si formò un vortice, profondo, crescente, dai contorni confusi, e infine eccolo riemergere scattante come un boa, con l’unico occhio superstite spalancato per lo shock della liberazione. Per un po’ galleggiò indisturbato, con i piedi che toccavano la sponda del fiume, le braccia sollevate sopra la testa come se si stesse godendo il calore dell’estate, dopo il fango, il buio e il freddo penetrante della caverna in cui era rimasto incastrato negli ultimi giorni, con solo creature cieche a tenergli compagnia. Gli insetti ronzavano e correvano sulla superficie dell’acqua con operosità febbrile, avvertendo un’avvisaglia d’autunno perfino in una giornata come quella, al culmine dell’estate. La pelle di Danny cominciò a scurirsi per via dell’esposizione all’aria. Banchi di pesciolini gli sfrecciavano attorno.

Il fiume dentro di noi, di Karen Powell, edizioni e/o 2021, traduzione di Silvia Castoldi, pagg. 267

È una storia vecchia come il tempo, qui raccontata dal punto di vista di tre personaggi: Danny, Lennie e la madre di Alexander, Venetia. I loro ricordi vanno dal 1932 al presente del 1956 e ruotano attorno a un fiume pericoloso.

Com’era mutevole, quest’acqua ramata, muscolare nel collo della valle, che ha combattuto allo Stride, il punto più stretto del fiume, dove l’acqua infuriava e ribolliva al vincolo, e poi precipitava avanti, facendosi strada attraverso la roccia più morbida e il terreno che si trovava al di là finché la sua furia non fu finalmente esaurita.

Sotto quel fiume giace il profondo mistero che guida la trama. In primo luogo, viene trovato un corpo. Quindi, un personaggio muore suicida. Un altro incontra un destino simile. Come sono collegate queste morti? I lettori conosceranno il destino di un personaggio dalla prima pagina, ma lo capiranno completamente solo dai capitoli conclusivi.

Fiume impetuoso

È l’estate del 1955. Il corpo di Danny Masters viene ritrovato da tre amici nel fiume che bagna Starome, un paesino nella tenuta dei Richmond nella contea del North Yorkshire. Alexander, Thomas e sua sorella Lennie scoprono il corpo e lo riconoscono come quello del loro amico d’infanzia. Tutti e quattro sono andati a scuola insieme, ma da allora molto è cambiato.

Alexander, unico erede di Richmond Hall, è sempre stato un ragazzo imprevedibile; lasciò la tenuta per frequentare l’Università di Cambridge. Il compagno di studi Thomas, fratello di Lennie, si è trasformato in un giovane arrabbiato, critico nei confronti di suo padre e prepotente nei confronti di sua sorella. Lennie, figlia del segretario personale del defunto Sir Angus Richmond, non è riuscita ad allontanarsi e a seguire i suoi sogni, e ora si aggrappa alla speranza che il suo ragazzo, Alexander, possa rafforzare il suo impegno e aiutarla a fuggire dalla sua vita di fatica e opportunità soffocate. Ma Alexander, negli ultimi tempi è diventato sfuggente, il suo comportamento è più strano che mai. Sua madre, Lady Venetia Richmond, è da poco vedova ed è troppo impegnata a tenere insieme la vasta tenuta di famiglia per preoccuparsi di Alexander, anche se potrebbe aver bisogno del suo aiuto.

Prima della sua morte, Danny ha lavorato come carpentiere, ha completato il servizio militare ed è tornato a Starome per apprendere la schiacciante notizia che Lennie, il suo vero amore, aveva una relazione con il suo vecchio amico. Come Danny sia caduto nel fiume rimane un mistero: è stato un suicidio, un incidente o un omicidio? Ma non tutti in città hanno il tempo o l’energia per preoccuparsi del suo destino.

Nelle settimane successive al tragico annegamento, il fiume comincia a svelare i suoi segreti. E mentre emergono le circostanze della morte di Danny, altre storie vengono a galla minacciando di sconvolgere i piani di tutti e di annientare un intero modo di vivere.

Coerentemente elegante e coinvolgente, Il fiume dentro di noi è un’opera prima estremamente riuscita. Powell gestisce abilmente la sua narrativa frammentata, che sfreccia avanti e indietro nel tempo e ruota tre punti di vista individuali, quelli di Venetia, Lennie e, nel periodo che precede la sua morte, Danny. I personaggi nascondono segreti di famiglia e traumi personali, o esibiscono piccole gelosie e manie intense. In tutto il libro, Powell esplora l’amicizia, il desiderio, la salute mentale e le divisioni di classe. Eccelle con le sue descrizioni della natura selvaggia, in particolare del fiume, che si rivela essere sia una forza vitale che una tomba d’acqua. Questo è un romanzo la cui superficie scintillante nasconde profondità nascoste.

Una storia di passioni, classi e doveri sociali: Il fiume dentro di noi è destinato a diventare un classico della letteratura inglese, nel solco di Thomas Hardy, Graham Swift e Helen Dunmore.

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Karen Powell è nata a Rochester, nel Kent. Ha abbandonato la scuola a sedici anni ma è tornata a studiare Letteratura inglese, da adulta, al Lucy Cavendish College di Cambridge. Vive a York con suo marito e sua figlia. (foto by Ravage Productions)