«Con lei non ci annoia» è la prima frase che mi dice monsieur Ozu una volta tornati in cucina, mentre io, comodamente appollaiata sul mio sgabello, sorseggio del saké tiepido che trovo piuttosto mediocre.
«Lei è una persona poco comune» aggiunge facendo scivolare fino a me una ciotola bianca piena di raviolini che non sembrano né fritti né al vapore ma un po’ tutte e due le cose insieme. Mi poggia vicino un’altra ciotola con della salsa di soya.
«Gyoza» precisa.

I gyoza sono piccoli fagottini dalla forma semplice, ma capaci di custodire al loro interno mondi interi di sapori, tradizioni e memorie. Non sorprende quindi che compaiano in L’eleganza del riccio, romanzo in cui nulla è davvero ciò che sembra e in cui la vera ricchezza si nasconde dietro le apparenze più modeste.

I gyoza fanno la loro comparsa durante una delle cene che Kakuro Ozu prepara per Renée Michel. Siamo in un momento cruciale del romanzo: il ricco condomino giapponese ha ormai intuito la vera natura della portinaia e tra i due si è creata una relazione fatta di rispetto, complicità e affinità intellettuale.

La scena si svolge in cucina, uno degli spazi più intimi della casa. Mentre Renée sorseggia del saké, Ozu le porge una ciotola di ravioli e ne pronuncia il nome: «Gyoza». Il gesto è semplice, quasi quotidiano, ma racchiude un significato profondo. Attraverso quel piatto, Ozu condivide una parte della propria cultura e, al tempo stesso, conferma l’ingresso di Renée nel ristretto cerchio delle persone che considera sue pari.

Non è un caso che Barbery scelga proprio i gyoza. Questi ravioli dalla superficie discreta custodiscono un ripieno ricco e saporito, proprio come Renée nasconde dietro l’aspetto dimesso della portinaia un’intelligenza raffinata e una straordinaria sensibilità. In un romanzo che invita continuamente a guardare oltre le apparenze, i gyoza diventano una piccola ma efficace metafora del suo tema centrale: la bellezza autentica è quasi sempre nascosta sotto una superficie che il mondo giudica troppo in fretta.

La storia dei gyoza

Sebbene oggi siano considerati uno dei simboli della cucina giapponese, i gyoza affondano le loro radici in Cina. Discendono infatti dai jiaozi, ravioli ripieni consumati da secoli nelle regioni settentrionali del Paese. La versione giapponese si diffuse nel secondo dopoguerra, quando soldati e civili rientrati dalla Cina portarono con sé questa preparazione, adattandola ai gusti locali.

I gyoza giapponesi si distinguono per la sfoglia più sottile e per la tipica cottura mista: prima vengono rosolati in padella fino a formare una crosticina dorata e fragrante, poi terminano la cottura al vapore. Il risultato è un irresistibile contrasto tra croccantezza e morbidezza.

Il ripieno tradizionale è composto da carne di maiale macinata, cavolo cappuccio, cipollotto, zenzero e aglio, ma esistono numerose varianti vegetariane o a base di pesce. Serviti con una salsa a base di salsa di soia e aceto di riso, i gyoza incarnano una caratteristica fondamentale della cucina giapponese: la ricerca dell’armonia tra consistenze e sapori.

Il romanzo: un elogio dell’interiorità

Pubblicato nel 2006, L’eleganza del riccio della scrittrice francese Muriel Barbery è diventato un autentico caso editoriale internazionale, con milioni di copie vendute e traduzioni in numerose lingue.
La vicenda si svolge al numero 7 di rue de Grenelle, in un elegante palazzo parigino abitato dall’alta borghesia. Qui vive Renée Michel, la portinaia che tutti considerano una donna semplice e insignificante. In realtà Renée nasconde una straordinaria cultura, una profonda sensibilità estetica e una passione per la filosofia, l’arte e la cultura giapponese. Accanto a lei troviamo Paloma Josse, dodicenne brillante e disincantata, che osserva con lucidità il mondo degli adulti. L’incontro con il raffinato signor Ozu cambierà il destino di entrambe.

Il tema centrale del romanzo è la distanza tra ciò che appare e ciò che realmente siamo. Come il riccio del titolo, apparentemente spinoso e poco attraente ma dotato di una grazia nascosta, anche i personaggi custodiscono un universo interiore che pochi riescono a vedere.

Il successo internazionale de L’eleganza del riccio ha portato nel 2009 alla realizzazione del film Le Hérisson (Il riccio), diretto da Mona Achache. Come nel romanzo, il film racconta l’incontro tra la portinaia Renée Michel, la giovane Paloma e il raffinato Kakuro Ozu, conservando il tema centrale dell’opera: la scoperta della bellezza nascosta dietro le apparenze.

Muriel Barbery
Nata a Casablanca nel 1969, Muriel Barbery ha insegnato filosofia prima di dedicarsi alla scrittura. La sua formazione filosofica emerge chiaramente nelle pagine dei suoi romanzi, attraversate da riflessioni sull’arte, sulla bellezza e sul significato dell’esistenza. Dopo il successo mondiale de L’eleganza del riccio, ha continuato a pubblicare opere in cui convivono suggestioni orientali, ricerca spirituale e attenzione per i dettagli del quotidiano.

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La ricetta dei gyoza

Ingredienti per circa 24 gyoza

Per il ripieno

  • 250 g di macinato di maiale
  • 150 g di cavolo cappuccio
  • 2 cipollotti
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 1 cucchiaino di olio di sesamo
  • sale e pepe

Per la sfoglia

  • 250 g di farina 00
  • 130 ml di acqua molto calda
  • 1 pizzico di sale
  • fecola di patate o amido di mais per stendere

Per la salsa

  • 2 cucchiai di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di aceto di riso

Preparazione della sfoglia

  1. Sciogliete il sale nell’acqua calda.
  2. Versate la farina in una ciotola e aggiungete gradualmente l’acqua, mescolando prima con una forchetta e poi con le mani.
  3. Impastate per circa 8-10 minuti fino a ottenere un composto liscio ed elastico.
  4. Coprite l’impasto con pellicola o con un panno umido e lasciatelo riposare per almeno 30 minuti.
  5. Formate un cilindro e dividetelo in 24 pezzi uguali.
  6. Con il matterello stendete ogni pezzo fino a ottenere un disco di circa 8-9 cm di diametro. Il centro deve risultare leggermente più spesso dei bordi.
  7. Spolverizzate i dischi con poca fecola per evitare che si attacchino.

Preparazione dei gyoza

  1. Tritate finemente il cavolo e salatelo leggermente. Dopo dieci minuti strizzatelo bene.
  2. Mescolate il cavolo con la carne macinata, i cipollotti affettati, lo zenzero, l’aglio, la salsa di soia e l’olio di sesamo.
  3. Disponete un cucchiaino di ripieno al centro di ogni disco di pasta.
  4. Inumidite il bordo della sfoglia con poca acqua e richiudete formando le tipiche pieghe dei gyoza.
  5. Scaldate un cucchiaio d’olio in una padella antiaderente e disponete i ravioli con la base appoggiata sul fondo.
  6. Quando saranno dorati, versate circa mezzo bicchiere d’acqua e coprite immediatamente.
  7. Lasciate cuocere finché l’acqua sarà evaporata.
  8. Servite ben caldi accompagnati dalla salsa.

Proprio come Renée Michel, i gyoza insegnano una piccola lezione di eleganza: l’essenziale non è mai sulla superficie. Bisogna andare oltre la sfoglia per scoprire ciò che custodiscono dentro.

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