Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

C’era una volta un passero

INCIPIT

Jani vuole pensare che la cagnolina starà bene. Se lo dice suo padre, Daisy starà bene. Che cosa vuoi che le succeda, per pochi giorni? Ha detto il padre. La vicina verrà a darle da mangiare, la porterà ai giardini. Falle ciao e aiutami con le valigie. E Jani saluta la cagnolina, dammi la zampina, e sale con suo padre sulla Due Cavalli. Per la prima volta partono insieme, loro due soli. È l’alba di un giorno di dicembre del 1975. Una ragnatela azzurra, il cielo, quando padre e figlia imboccano la Panamericana Norte verso Los Andes e i tornanti che si avvolgono fino al passo del Cristo Redentor e San Luis e la pampa sempre immobile e qualche stormo d’uccelli all’improvviso e, in fondo a tutto, Campana, la città dove abitavano i suoi prima di trasferirsi in Cile; quel posto pieno di odore di gomma dove abita ancora la sorella minore di sua madre, zia Bettina. E non solo ci abita, ma adesso ha messo al mondo una creatura, la prima e unica cugina di Jani, che avvenimento. Per questo partono in dicembre il padre e la figlia, con pochissimo tempo, una settimana al massimo, anche perché al ritorno Jani andrà con Milena, sua madre, al sud. Da sole al sud. Ah, ma suo padre le ha detto, cara, per favore, a Campana non nominarla nemmeno. E lei non parla di sua madre, ma se ne ricorda. Si ricorda, per esempio, dell’ultima cosa che le ha detto: non insistere, tesorino. È stato tre settimane fa, se non sbaglia, quando sono andate a prendere il gelato in centro.

Alejandra Costamagna

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