Ogni tentativo che Generosa fece, in quei mesi tremendi, di mettersi in contatto con la famiglia fallì, sembrava che i Serra fossero scomparsi da Roma, anzi, dalla faccia della Terra, addirittura. Qualche notizia Ruggero riuscì a metterla insieme, ma si trattava più che altro di dicerie, voci non confermate, ipotesi, speranze. Si diceva che Silvio fosse stato tra gli attentatori, appostato lungo il tragitto che i soldati tedeschi dovevano compiere per arrivare in via Rasella, dove c’era la loro sede e dove li aspettava il carretto dello spazzino con la bomba. (..) E poi? Ce l’aveva fatta a scappare? L’avevano preso? Niente, nessuno sapeva niente. Di lui si erano perse le tracce, nemmeno Gisella, che finalmente si era fatta viva dopo diversi giorni, ne sapeva nulla. (pag. 146)

Gli ingranaggi dei ricordi, di Marisa Salabelle, Arkadia editore 2020, pagg. 182

Dopo due gialli appenninici, Marisa Salabelle arriva in libreria con un romanzo storico, costruito per ingranaggi – come suggerisce il titolo – ben oliati ed estremamente evocativi, capaci di fondere eventi storici generali e fatti personali, con la vicende di due famiglie destinate ad incontrarsi. Un romanzo ben congegnato, scritto con disinvolta leggerezza, con humor e tanta – tanta – consapevolezza storica. Del resto Marisa Salabelle è laureata in Storia e, come ha già avuto modo di dimostrare nei precedenti romanzi, non le mancano le qualità di affabulatrice capace.

Il romanzo attinge alla sua storia familiare – con qualche licenza d’invenzione – incrociandola con la Storia, delineandosi quindi come romanzo storico e come saga familiare. La struttura narrativa è organizzata in capitoli alternati che, come spiega l’autrice in una nota introduttiva, raccontano le vicende di due clan familiari: i Dubois e gli Zedda-Serra.

All’interno di ciascun capitolo, poi, si concatenano due piani temporali: il passato, cioè gli anni della Seconda guerra mondiale 1943 e 1944 – in Sardegna con riferimento anche a Roma – e il “presente” del piano narrativo che si rifà al 2015-16, tra Sardegna e Toscana.

Ecco appunto come si muovono “gli ingranaggi dei ricordi”, un meccanismo sincrono che si traduce in un fluire ritmato e condotto su registri diversi, a dare movimento e vivacità a tutta la narrazione.

La famiglia dei Dubois (dalle nobili e decadute origini) è rappresentata dalla ciarliera zia Demy, ormai in là con gli anni, insidiata da una forma di demenza senile che le fa un po’ confondere gli eventi recenti, ma che invece ricorda benissimo il passato. È infatti dalla sua voce che la nipote Carla viene a conoscenza di come se la siano cavata negli anni della guerra lei, la sorella Bella e il fratello Felice, cioè il padre di Carla.

I capitoli dedicati alla famiglia Zedda-Serra sviluppano il racconto delle vicende di Generosa e del marito Ruggero, una coppia della media borghesia cagliaritana, lui ufficiale medico, lei madre di una nidiata di figli. A loro si alterna Kevin – nel presente – che scopriremo essere il figlio di Carla, laureando in Storia, preso a ricostruire la figura di Silvio Serra, fratello di Generosa, personaggio reale, entrato a fare parte dei GAP e coinvolto nell’attentato di via Rasella, quello che poi sfociò nell’Eccidio delle Fosse Ardeatine.

Le storie intrecciate di queste due famiglie sono molto coinvolgenti, perché esse hanno vissuto pagine importanti della nostra storia, essendone ignari protagonisti, alcuni, o attivi attori, altri. La Storia, in fondo, non è solo quella dei grandi eventi, delle date fatidiche: è anche quella vissuta giorno per giorno da chi si è trovato in mezzo a quegli eventi, ed è proprio attraverso questi punti di vista che si può capire a fondo quali fossero le condizioni di vita, le difficoltà, i dolori e gli entusiasmi.

cagliari-bombardata

Marisa Salabelle, attraverso questo bel romanzo, ha voluto anche ripercorrere la sua storia familiare, ricordando la figura di suo padre (che nel libro è Felice) e quella di uno dei tanti “eroi sconosciuti” , il prozio Silvio Serra, che prese parte all’attentato di Via Rasella, che fu arrestato e torturato, e poi scomparso. Col piglio e il metodo della storica di professione, Marisa Salabelle ha condotto indagini precise andando a vagliare documenti, interviste, articoli di giornale, visionando foto e filmati. Ciò che ne esce è una narrazione che si basa sulla verità storica con alcuni innesti di fantasia che vanno a tracciare un commovente quadro di insieme, dando al lettore una chiave di lettura di quegli anni e di come le persone reali li abbiamo sopportati sulle loro spalle, cercando di uscirne indenni e mantenendo una normalità di vita che preservi affetti e relazioni.

Ciascuno dei personaggi contribuisce con la sua voce a questa narrazione corale, raccontando il suo spaccato di vita personale ma al tempo stesso emblematico della società civile che fu costretta a passare attraverso tempi ed eventi che hanno fatto la storia. Su tutti, a mio modesto giudizio, spicca la zia Demy, un personaggio che ho iniziato ad amare fin dai primi capitoli. Le sue smemoratezze sono divertenti e ravvivano il racconto che si fa preciso quando evoca la sua infanzia non certo facile e avventurosa, per certi versi quasi miracolosa nei suoi esiti affatto scontati, visto il periodo e le condizioni. In fondo in quegli anni di guerra era poco più che una bambina, eppure non ha mai perso gli affetti e la speranza del lieto fine, a dispetto anche di una padre che li ha abbandonati al loro destino, apparendo e scomparendo, affidandoli a se stessi e alle cure occasionali di qualche buona persona.

Un altro personaggio che mi ha colpito particolarmente è Kevin, il ragazzo figlio di Carla che per la sua tesi di laurea si avventura nelle ricerche per definire la sorte di Silvio Serra. I suoi ragionamenti, i suoi dubbi e la sua volontà di indagare in modo razionale sulla storia dell’attentato raccolgono molti spunti del dibattito che si è sviluppato, dal dopoguerra ad oggi, sulle attività partigiane e dei GAP, su come esse fossero vissute allora e analizzate in seguito, contrapponendo posizioni spesso inconciliabili.

Una delle caratteristiche dei romanzi storici è la loro capacità di evocare il tempo in cui sono ambientati attraverso la resa dei luoghi, dei costumi e del linguaggio e questo aspetto emerge molto bene nel romanzo di Marisa Salabelle. Viene fuori in modo vivido e realistico dai racconti di Demy, quando ricostruisce per Carla il continuo peregrinare in lungo e in largo per la Sardegna dei tre fratelli. Da soli, affidati all’adolescente Felice, a piedi, trascinandosi dietro pesanti valigie, i tre ragazzi riescono a sopravvivere alle distruzioni dei bombardamenti, alla fame e ai pericoli della strada. I suoi racconti sono un perfetto spaccato della vita di quegli anni di guerra. Allo stesso modo, riusciamo bene ad immaginarci la Cagliari ridotta in macerie da cui Generosa e i figli sono costretti a fuggire, per sfollare in un paesino dell’interno, ospitati alla bell’e meglio da conoscenti.

Gli ingranaggi dei ricordi è un bel romanzo che, raccontando le vicende private di due famiglie, riesce ad unire il particolare al generale; tra le pagine vediamo scorrere grandi eventi storici come la Seconda guerra mondiale e la Resistenza ma dal punto di vista delle persone comuni, di quegli involontari protagonisti che si sono ritrovati a farne parte e a sopportarne il peso. Spesso la memoria storica passa di più attraverso opere come questa che non attraverso i testi scolastici.

Dunque, uno di quei romanzi in cui non vorresti mai arrivare alla fine, in cui vorresti seguire i protagonisti e le loro vicende ancora per un po’. Leggendo l’ultimo capitolo qualcosa lascia sperare che la parola fine non sia ancora scritta…

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Marisa Salabelle è nata a Cagliari e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e ha frequentato il triennio di Studi teologici presso il Seminario vescovile di Firenze. Dal 1978 al 2016 ha insegnato nella scuola italiana. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme), con cui ha ottenuto significativi riconoscimenti, finalista all’edizione 2016 del “Premio La Provincia in Giallo”. Ha collaborato con le riviste online “Vibrisse”, “Nazione Indiana”, “Scrittori in causa”, “PerUnaltracittà”. Nel giugno 2019 ha pubblicato il suo secondo romanzo, L’ultimo dei Santi (Tarka) di cui potete leggere la mia recensione.

Vi segnalo questa interessante intervista.

Qui potete leggere l’incipit.