Sigmund Freud era un uomo molto intelligente ma (..) un errore l’ha fatto. I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia.  E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia. (pag. 253)

Tre piani, di Eshkol Nevo, Neri Pozza 2017, pagg. 255, traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi

Tre piani” è un romanzo intimistico, esistenziale, che scruta con profondità in vite apparentemente tranquille; siamo in Israele, ma potremmo essere ovunque, perché la quotidianità, gli assilli, le incomprensioni tra coniugi, le paure, sono universali. Scritti con grande capacità affabulatoria, questi tre capitoli trascinano il lettore dentro le storie, tengono col fiato sospeso perché non sembra essere prevedibile quale strada sta percorrendo il protagonista. E fin dove lo porterà. Nevo, utilizzando la voce stessa dei protagonisti, completa, pennellata dopo pennellata, dei ritratti convincenti, che palpitano del ritmo della vita, che pongono al lettore la domanda: e se fossi al suo posto?

Il romanzo racconta in tre capitoli altrettante storie che si sviluppano all’interno di un condominio di tre piani alla periferia di TelAviv. Un sobborgo borghese, ordinato, pulito, silenzioso, dove ognuno vive la sua vita al riparo dagli altri, dai giudizi, dalle tensioni. Apparentemente le vite di coloro che abitano la palazzina scorrono tranquille. Ma è solo apparenza.

Qual è poi il più grande segreto che possiamo nascondere al mondo? Il segreto della nostra vulnerabilità. (pag. 165)

Al primo vive una giovane coppia con due bambine, che talvolta affida la maggiore agli anziani vicini di casa. Un giorno, però, l’uomo, affetto da Alzheimer, scompare con la piccola per alcune ore finché i due vengono ritrovati in un frutteto. Il padre della bambina sospetta che la figlia sia stata abusata e questo tarlo continua a lavorare nella sua testa, nonostante le evidenze dicano il contrario, fino quasi a fargli perdere totalmente il controllo delle sue istintive pulsioni.

Al secondo piano vive una donna che si sente trascurata dal marito sempre in viaggio; la frustrazione per avere lasciato il lavoro e il dubbio che la malattia della madre – ricoverata in una clinica psichiatrica – possa essere passata a lei, mettono costantemente la sua vita in bilico tra realtà e immaginazione. All’improvviso, però, si presenta alla porta il cognato, con cui il marito ha rotto da anni, che le chiede ospitalità in quanto ricercato da polizia e creditori a causa delle sue speculazioni edilizie. Il suo atteggiamento amorevole coi bambini e il sottile filo di seduzione che si tende tra i due, scatena forti emozioni nella donna, mandandola ancora di più in crisi.

All’ultimo, infine, vive una giudice in pensione, rimasta vedova di un marito anch’egli giudice. Un uomo tutto d’un pezzo, che per una vita intera è stato il baricentro, ma che l’ha costretta ad una scelta straziante. Riprendendo in mano la sua vita, la donna si trova, per una via contorta, a riallacciare i rapporti con il suo unico figlio, un ragazzo problematico, che aveva litigato violentemente col defunto marito della donna a causa di un grave reato commesso.

L’Enciclopedia delle idee mi ha aiutato a ricordare che al primo piano risiedono tutte le nostre pulsioni e istinti, l’Es. Al piano di mezzo abita l’Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà. E al piano più alto, il terzo, abita sua altezza il Super-Io. Che ci richiama all’ordine con severità e ci impone di tenere conto dell’effetto delle nostre azioni sulla società. (pag. 192)

Il romanzo è dunque diviso in tre macro racconti che, a livello di trama, si sfiorano soltanto, ma che, ricollegati insieme a livello di significante, completano il puzzle-condominio, a sua volta simbolo di una comunità intera.

Come traspare dalle parole della protagonista del “terzo piano” – la giudice in pensione – Nevo distribuisce il narrato sui tre livelli della coscienza espressi dalla teoria freudiana. Un escamotage utile a mettere in connessione profonda le tre vite, affidando a ciascuna di dirci come diverse possono essere le reazioni di fronte ad eventi che ci cambiano la vita.

Questa lettera te la spedisco. (..) Ma non sei obbligata a rispondermi, Neta. Anche se ho sparso dappertutto punti di domanda, non mi aspetto davvero una tua risposta. Non mi serve un avvocato difensore. E men che meno un inquisitore. Cercavo soltanto un testimone. (pag. 153)

L’altro aspetto peculiare del romanzo è la scrittura sotto forma di confessione. Sono cioè i tre protagonisti che si raccontano. Nel primo, Arnon, si confessa ad un amico scrittore; nel secondo, Hani scrive una lunga lettera all’amica del cuore che vive negli Stati Uniti; nel terzo, Dvora, registra dei messaggi su una vecchia segreteria telefonica che le restituisce la voce del marito defunto, a cui lei destina il racconto. Come dice Hani, i tre protagonisti hanno bisogno di un interlocutore a cui destinare il proprio racconto, senza il quale non esisterebbe nemmeno la storia.

Racconto come confessione, un aspetto non banale nella cultura israeliana: nel giudaismo confessare e pentirsi non è abbastanza, devi espiare. Devi sistemare il danno, l’errore. Dei tre racconti, però, la fine rimane sospesa in due; solo nel terzo si arriva ad una conclusione (quasi) certa.  Inoltre, il modo in cui queste confessioni-racconto avvengono, sono di fatto una comunicazione in una sola direzione, un contenitore nel quale solo chi parla decide cosa mettere. O non mettere.

In una intervista, Nevo spiega:

Per me non c’è mai una verità, mai. Non c’è né nei libri, né nel mio Paese. E non puoi neanche credere alle confessioni: magari c’è un tentativo di manipolazione, magari uno cerca il perdono, o la comprensione; magari non dice tutto. È una storia: e, dentro una storia, ce n’è sempre un’altra.

 

Tre Piani di Nanni Moretti
Sacher Film - Fandango

Il regista Nanni Moretti ha realizzato un film tratto dal romanzo (per la prima volta, non parte da un suo soggetto personale), che uscirà nelle sale quest’anno. Trasportando la vicenda in quella che ha definito “una generica città italiana” (ma le riprese si sono svolte a Roma, in un palazzo d’inizio Novecento del quartiere Prati), Moretti ha scelto come interpreti principali, oltre a sé stesso Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini. Il regista ha dichiatato di aver tenuto nella sua sceneggiatura, scritta assieme a Federica Pontremoli e Valia Santella, lo spirito del romanzo di partenza, operando però dei cambiamenti sostanziali e intrecciando le tre storie di vita quotidiana delle tre famiglie più di quanto già non avvenga nelle pagine del libro. Staremo a vedere se lo spunto del romanzo sarà solo un’idea, o se in effetti manterrà dei legami stretti col romanzo di Nevo.

Qui potete leggere l’incipit.

A proposito di Nevo, sul blog trovate anche:

Eshkol Nevo, La simmetria dei desideri

Eshkol Nevo, L’ultima intervista