L’autrice di cui vi parlo oggi è una scrittrice molto famosa in Francia, tradotta anche in numerosi paesi, tra cui l’Italia. Partiamo dal romanzo più recente, edito in Italia da La nave di Teseo; attualmente tradotto in dodici lingue, il romanzo ha all’attivo oltre 350 mila copie vendute solo in Francia:

I Farel sono una coppia di potere. Jean, rispettato giornalista, presenta da oltre trent’anni un famoso programma politico alla televisione; Claire è un’intellettuale nota per il suo impegno femminista. Il figlio, Alexandre, frequenta una prestigiosa università americana. Tutto sembra funzionare alla perfezione per loro. Ma un’accusa di stupro sconvolgerà questa impeccabile costruzione sociale. Il sesso e la volontà di distruzione sono il cuore di questo romanzo che mette a nudo le dinamiche impietose della macchina giudiziaria e indaga il mondo contemporaneo, i suoi impulsi, le voglie e le paure. Chi è davvero sicuro di non finire un giorno preso in un simile ingranaggio?

Da questo romanzo il film di Yvan Attal con Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi e Mathieu Kassovitz, nella selezione ufficiale della 78° Mostra del Cinema di Venezia. Vincitore del Prix Interallié e Prix Goncourt des Lycéens 2019.

Di seguito il commento del regista Yvan Attal:

Sono stato immediatamente toccato dal libro di Karine Tuil. Sentivo che mi riguardava e mi ha riportato alla mia storia di uomo, di figlio e di padre…
Il potere degli uomini e il suo abuso, la cecità del desiderio maschile e le sue conseguenze devastanti, la cultura dello stupro, l’area grigia del consenso, i social media, la giustizia repubblicana e il tribunale popolare che condanna senza lasciare spazio alla difesa e conduce al linciaggio.
L’intera sfida è racchiusa nella possibilità di realizzare un film che non sia manicheo, senza che ciò possa essere interpretato come un tradimento della causa delle donne / vittime.
L’idea è quella di calare il pubblico nei panni di un giurato, che in ogni momento si chiede cosa deve pensare per arrivare a fare giustizia.

L’ambizione è la più forte delle droghe, e la più distruttiva. Sam Tahar ne ha fatto la sua religione: ed è riuscito a diventare uno degli avvocati più famosi di New York e a vivere nel lusso sposando una donna ricchissima. Insomma, potrebbe finalmente dirsi arrivato. Eppure c’è una nota stonata nella sua disperata, affannosa ricerca del successo. Perché Sam, per arrivare fin lì, ha scelto di cancellare qualcosa di sé. Ad esempio, il suo amore, vent’anni prima, a Parigi, per Nina, l’unica vera donna della sua vita; o l’amicizia più importante, quella con Samuel, finita proprio a causa di Nina. Ma, soprattutto, Sam ha scelto di cancellare la propria identità: le sue origini arabe, e il suo vero nome, Samir, facendosi chiamare “Sam” – proprio come l’amico di un tempo. E quando i tre, Samir, Samuel e Nina, per una serie di imprevedibili circostanze, si incontreranno di nuovo, tutto esploderà – le verità, le menzogne, le apparenze – in un cortocircuito magnifico e stridente tra vite vere e vite inventate, che rischierà di far crollare il fragile castello di bugie costruito negli anni da Samir. Karine Tuil dipinge un affresco dei nostri tempi, in un romanzo dal passo classico, la commedia umana di una società sempre più bugiarda in cui non c’è limite all’ambizione, alla voglia di apparire, e al potere della menzogna. E in cui, più che mai, a definirci sono le persone che decidiamo di amare, ma anche quelle che scegliamo di lasciare indietro.

Di ritorno dall’Afghanistan, dove ha perso molti dei suoi uomini, il tenente Romain Roller è devastato. Durante un periodo di riposo organizzato dall’esercito a Pafo, conosce Marion, giovane giornalista e scrittrice, con la quale intrattiene una relazione che prosegue anche dopo il loro rientro in Francia. Romain, che pure ha una famiglia, scopre che la donna è sposata con François Vély, un carismatico magnate delle telecomunicazioni franco-americano e di origine ebrea. Quando François viene accusato di razzismo, a causa di una foto che lo ritrae seduto su un’opera d’arte giudicata oscena, tutto intorno a lui – il suo matrimonio, il suo impero – sembra vacillare. È allora che un amico di Romain, Osman Diboula, figlio di immigrati ivoriani, che dalle banlieu è diventato un politico di successo, prende pubblicamente le difese di François, trascinando suo malgrado tutti i protagonisti in una potente epopea che rivela la violenza del mondo. Un libro che fa della spensieratezza, dell’incoscienza, della seduzione l’unica arma contro una società alla deriva, contro la guerra, il razzismo e la solitudine.

Deciso a tentare la fortuna in America, l’umorista francese Jérémy Sandre sbarca sul suolo statunitense proprio al momento sbagliato, ovvero quando, a causa della tensione politica tra i due governi, Francia e USA sono ai ferri corti. Esiliato in una New York in piena francofobia, preda delle rivendicazioni anticapitaliste della compagna russa, delle velleità giovanilistiche dell’anziano padre e dei capricci dell’irrequieta figlia adolescente, Sandre finisce in prigione. E da lì, dalla fine di tutto, inizia l’accorata e divertente rievocazione in prima persona delle sue sventure. Affabulatore, cattivo ragazzo, padre meschino, seduttore vigliacco, comico suo malgrado, Jérémy si muove in un romanzo ambizioso e agrodolce, dove l’autrice, Karine Tuil, magistralmente alterna dramma e satira.

A trent’anni Emma Blum si barcamena in un’esistenza complicata: scrive romanzi porno, ama un uomo sposato ma soprattutto è assillata da una tipica madre ebrea che sogna per lei una vita e un lavoro tradizionali, e in primo luogo un bel matrimonio. Il confronto col fratello Paul, famiglia e lavoro impeccabili nella lontana New York, è implacabile e quotidiano. Quando un attacco di cuore colpisce la madre, Emma e Paul sono costretti a tornare tra le mura domestiche, dove ogni esistenza si rivelerà diversa da come sembrava all’inizio. Un romanzo tragicomico sui temi dell’asfissiante amore materno, della dipendenza, della difficoltà di amare, dominato da una sferzante ironia e da un tono burlesco e disilluso.

Saul Weissmann, sessantenne, ebreo, sopravvissuto ad Auschwitz, decide di sposarsi per non trascorrere in solitudine la vecchiaia. L’unica ‘candidata’è una nubile da anni in cerca di marito che pone una condizione: lo sposo deve essere un fervente ebreo come lei. Il rabbino non riscontra le prove necessarie e vieta il matrimonio, gettando Weissmann in una crisi profonda. Come mai era così evidente ai tedeschi la sua identità ebraica, mentre il rabbino si ostina a non crederci? O forse era ebreo per abitudine, solo perché nessuno aveva mai indagato in profondità?
L’umorismo graffiante e lapidario della scrittura si adatta perfettamente al manifesto intento di dissacrare ogni tabù, anche quello del sesso in vecchiaia.

Karine Tuil è nata nel 1972 a Parigi. Ha esordito con il romanzo Pour le pire (2000), abbandonando la carriera universitaria per consacrarsi definitivamente alla scrittura. Il suo secondo libro, Vietato (Voland 2006), è stato selezionato per il Prix Goncourt 2001 e ha vinto il Prixe Littéraire Wizo 2002. Con L’invenzione della vita (2015), finalista al premio Goncourt, e candidato al premio delle Lettrici di “Elle”, al Prix des Libraires e al Prix Interallié, ha avuto uno straordinario successo, affermandosi come una delle voci più interessanti della narrativa di oggi. Nel 2016 ha pubblicato L’incoscienza (La Tartaruga, 2019), selezionato per numerosi premi tra cui il Prix Goncourt, il Prix Interallié e il Grand Prix du Roman de l’Académie française. Si occupa anche di teatro e cinema e collabora con diverse riviste, tra cui “Le Monde 2” e “Livres Hebdo”. Le cose umane è il suo undicesimo romanzo; vincitore del Prix Interallié e del Prix Goncourt des Lycéens 2019 è in corso di traduzione in 12 lingue e ha venduto oltre 300.000 copie in Francia. Da questo romanzo il regista Yvan Attal ha tratto l’omonimo film con Charlotte Gainsbourg, Matthieu Kassovitz e Pierre Arditi, selezionato per la settantottesima Mostra del Cinema di Venezia.