Senz’altro tra i migliori autori baschi spicca Atxaga, che ho conosciuto per caso, imbattendomi nel suo romanzo durante una fiera del libro. Ed è stato amore. Bernardo Atxaga è lo pseudonimo dello scrittore basco Joseba Irazu Garmendia; è autore di teatro, poesia, canzoni, drammi radiofonici e narrativa per adulti e bambini, è uno dei maggiori scrittori della nuova narrativa basca. In Italia non è molto conosciuto al grande pubblico ma il suo romanzo di cui qui vi parlo, ha vinto il Grinzane Cavour 2008 nella sezione Letteratura straniera. Sono inciampata nel suo romanzo “Il libro di mio fratello” e ne sono rimasta affascinata. L’ho letto tutto d’un fiato, nel giro di pochi giorni perché come sempre mi faccio trascinare dai protagonisti e dalle loro vicende. Poi l’ho riletto con calma, per capire la struttura narrativa, i livelli di fruibilità del romanzo. Un romanzo nel romanzo.

Il contesto storico narrato e i luoghi – i Paesi Baschi – li ho nel cuore: mi sono emozionata leggendo le vicende di Joseba bambino e poi uomo. Il romanzo ruota attorno alla storia di una amicizia e da quella, di tutta una generazione. Il racconto si apre quando Joseba riceve il quaderno di David dalla vedova. Un quaderno scritto in lingua basca che ripercorre il filo delle loro vite e che David ha riempito dal suo punto di vista. Joseba parte per la California, per dare l’estremo saluto al suo amico d’infanzia, e per adempiere alla sua volontà: portare una copia del quaderno alla biblioteca di Obaba. Durante il viaggio di ritorno verso la Spagna, Joseba legge queste pagine che lo riportano indietro nel tempo, quando lui e l’amico vivevano insieme a Obaba, la località basca che fa da sfondo alle loro vicende, e integra i ricordi di David con i suoi.

Come tutti i romanzi che toccano vicende drammatiche ancora vive nella memoria di un Paese, in Spagna ha fatto anche molto discutere. Il racconto parte dagli anni Sessanta, sotto la dittatura di Franco, sullo sfondo le feroci repressioni, specialmente laddove c’era sentore di indipendentismo. A scuola non si dice molto della guerra civile e fare domande per sapere cosa fosse realmente successo non è una bella idea.  I ragazzi devono pensare a studiare e a comportarsi come si conviene. Ma i ragazzi crescono, e come spesso accade, crescendo iniziano a farsi domande, a volere sapere. E a scoprire verità scomode. I sospetti di scoprire chi e quanto sia compromesso con i fatti di sangue avvenuti negli anni della guerra civile, e le certezze a cui giungono, spingono alcuni giovani verso la lotta clandestina. Ma le contraddizioni di chi lotta per la libertà della regione macchiandosi però, a sua volta, di fatti di sangue, un certo tipo di ideologia che non ha radici culturali in quei luoghi, dissidi e ripensamenti, generano nei due giovani molti dubbi sulla validità di quel tipo di lotta armata. Entrambi sentono che il tentativo di affrancarsi e di fare valere l’identità basca dovrebbe partire dalle radici profonde nella cultura, nella lingua, più che nella violenza; ma la storia di quella regione sembra arrivata ad un punto di non ritorno.

Non voglio dire molto di più sulla trama. Aggiungo che il libro, oltre ad essere molto ben scritto e incredibilmente coinvolgente, è anche un ottimo strumento per conoscere la storia dei Paesi Baschi filtrata attraverso le storie personali dei protagonisti, simbolicamente portatori di un bagaglio di vita e di cultura generazionale. A me è piaciuto; se vi ho incuriosito, come spero, leggetelo e ditemi se vi ha fatto lo stesso effetto.

Riporto la prima  strofa della poesia che l’autore ha posto all’inizio; l’incipit del romanzo lo potete leggere nella sezione dedicata agli Incipit d’autore.

Morte e vita delle parole

Così muoiono

le parole antiche:

come fiocchi di neve

che dopo aver esitato nell’aria

cadono al suolo

senza un lamento.

Dovrei dire: tacendo.

il-libro-di-mio-fratello

http://www.einaudi.it/libri/libro/bernardo-atxaga/il-libro-di-mio-fratello/978880617802