Julian Barnes – in un articolo apparso su “The Guardian” nel 2016 – definiva Šostakovič il suo eroe. Un eroe della resistenza al potere: il braccio pesante del regime stalinista che si è abbattuto su decine di scrittori, intellettuali e musicisti. Artisti che patirono direttamente e indirettamente – attraverso le persecuzioni ad amici, parenti e collaboratori – le oppressioni. Anche Šostakovič ebbe questo destino, anche se non finì davanti ad un plotone d’esecuzione; sorte che invece toccò a Dostoevskij sotto lo zar Nicola I, con una farsa macabra, sospeso all’ultimo minuto e con la pena trasformata in lavori forzati in Siberia.

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Shostakovich e Bernstein

 

Šostakovič subì due denunce durante gli anni dello stalinismo – nel 1936 e poi nel 1948, dopo la morte di Stalin -: furono anni difficili, in cui la sua opera fu censurata e durante i quali il musicista visse nella costante angoscia della deportazione. Stalin lo perseguitò con mezzi subdoli e feroci; e anche quando, alla fine degli anni Quaranta,  Šostakovič si recò negli Stati Uniti e poté constatare quanto la sua musica fosse apprezzata, fu costretto dal regime a difendere Stalin e a rinnegare Stravinskij, uno dei suoi grandi ispiratori.

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Filarmonica Shostakovich, San Pietroburgo

 

 

Barnes lo difende così (traduzione mia, l’originale è sotto):

“Il mio eroe era un codardo. O piuttosto, si considerò spesso un codardo. O meglio, fu messo nella posizione in cui era impossibile non essere codardo. Voi o io saremmo stati codardi nei suoi panni, e se avessimo deciso di essere il contrario di un codardo – un eroe – saremmo stati davvero stupidi. Coloro che si opponevano al potere in quegli anni venivano uccisi e i membri delle loro famiglie, gli amici e i conoscenti cadevano in disgrazia, venivano mandati nei campi di lavoro, o giustiziati. Dunque, essere codardi era l’unica scelta possibile.

Così fu Dmitri Dmitrievič Šostakovič che, più di ogni altro compositore nell’intera storia della musica, provò la pressione del potere ogni giorno, ogni anno, per tutta la durata della sua vita. Scrisse la sua Prima Sinfonia nel 1927 all’età di diciannove anni; tre anni dopo la persona a cui l’aveva dedicata fu arrestata e uccisa.”

E nel suo libro, “Il rumore del tempo“, racconta tutta la tormentata vita del compositore; la mia recensione.

La prima americana della Settima Sinfonia fu eseguita a New York il 19 luglio 1942, con una partitura che arrivò contrabbandata con un viaggio segreto avventuroso, e fu diretta da Arturo Toscanini: alla radio la ascoltarono ventidue milioni di persone.

La sua figura e la sua vasta opera furono riabilitate dopo la morte di Stalin; in seguito divenne membro del Consiglio Supremo Sovietico e fu ambasciatore dell’URSS.

Sostakovic TestimonianzaLe sue memorie sono state pubblicate in un libro dal titolo “Testimonianza” (in Italia edito da Bompiani): raccolte dal musicologo Solomon Volkov, in cui si apprende tutta la spietatezza della campagna di calunnia contro di lui operata dal regime.

Bello il ritratto che ne fa Jan Brokken in “Bagliori a San Pietroburgo” che definisce così le sue emozioni suscitate dalla musica composta da Šostakovič:

“Amavo lasciarmi trasportare da quei ritmi eccitanti, dagli ottoni squillanti e dalla singolare sonorità degli archi che davvero ti trapassa l’anima, ad esempio nel largo della Quinta sinfonia.”

E, infine, Brokken conclude così:

“All’inizio denigrati, poi a lungo disconosciuti e umiliati, per concludere celebrati e venerati: è stato il destino di molti artisti in questa città (San Pietroburgo, n.d.r.). Alla fine possono contare su un museo, una statua più o meno riuscita, o, come nel caso di Šostakovič, su una sala da concerto che porta il loro nome.”

 

 

*“My hero was a coward. Or rather, often considered himself a coward. Or rather, was placed in a position in which it was impossible not to be a coward. You or I would have been cowards in his position, and had we decided to be the opposite of a coward – a hero – we would have been extremely foolish. Those who stood up to power in those days were killed and members of their family, friends and associates were disgraced, sent to camps, or executed. So being a coward was the only sensible choice.

He was Dmitri Dmitrievich Shostakovich who, more than any other composer in the entire history of music, felt the daily, yearly, lifelong pressure of power. He wrote his First Symphony in 1926 at the age of 19; it was a worldwide success; three years later its dedicatee was arrested and shot.”