Le prime impressioni possono ingannare. Una persona può sembrare algida senza essere scortese, così come può apparire affabile e rivelarsi, nei fatti, infingarda. Sono due parole che oggi si sentono raramente, ma continuano a fotografare atteggiamenti molto comuni. La prima racconta un carattere distaccato e privo di calore; la seconda descrive chi evita la fatica o le responsabilità. Insomma, una parla del modo di porsi, l’altra del modo di agire

Algido: /àl·gi·do/, dal lat. algĭdus, der. di algēre «sentire freddo». letter. Freddo, gelatoselve ignude Cui l’Orsa algida preme (Leopardi); anche fig., distante, distaccatouna bellezza algida. In medicina, stato a., la condizione di algidismo, caratteristica della sintomatologia del colera e di altre gravi malattie infettive.

Algido è un aggettivo poco usato ma molto evocativo, capace di impreziosire una frase. Possiede una marcata eleganza, da registro linguistico elevato. Dunque usare algido significa toccare note di solennità, di distacco. L’uso che si fa di questa parola è prevalentemente figurato: si parlerà di una persona o di un tono algido. In questi sensi usare algido al posto di freddo o gelido esplicita la sfumatura ulteriore di quella distanza e austerità che freddo e gelo, in senso figurato, implicano.

Infingardo: /in·fin·gàr·do/; agg. [affine a infingere, con suffisso spreg.]. Che s’infinge, che simula, quindi falso, mentitore, o anche, riferito a cose, ingannevole, illusorio. Ma anche di persona che, per cattiva volontà, fugge ogni fatica, ed è molto lenta e pigra nell’operare; svogliato, fannullone, poltrone, ozioso.

La parola compare già nella letteratura medievale e rinascimentale. Era molto più comune nei secoli passati, quando l’operosità era considerata una virtù civile e religiosa, e l’infingardaggine un vizio da biasimare. Il termine è attestato in autori come Giovanni Boccaccio e, nei secoli successivi, in Alessandro Manzoni, dove mantiene il significato di persona indolente o poco incline all’azione.

Ancora oggi conserva un tono elegante e leggermente ironico: definire qualcuno infingardo suona meno brusco di fannullone, ma decisamente più pungente di pigro. Potremmo riassumere così la differenza fra tre parole spesso considerate sinonime:

Infingardo: evita di fare e, se necessario, trova anche una buona scusa.
Pigro: non ha voglia di fare.
Indolente: è naturalmente portato all’inerzia.

Vi capita di usare questi aggettivi o di vederli utilizzati?