Oggi faremo insieme un viaggio letterario in Giappone, un paese affascinante, ricco di una cultura antica, di tradizioni e anche di contraddizioni. Un paese dinamico, all’avanguardia nelle tecnologie, efficiente, ma anche afflitto da un sentimento di solitudine che pervade molte persone, soprattutto nelle metropoli. Un paese in cui il senso del dovere è quasi portato alle estreme conseguenze, in cui la modernità si affianca all’eredità del passato. Un paese così diverso dal nostro che a volte ci affascina, mentre altre ci appare indecifrabile.

Per provare a capire questo arcipelago lontano i libri possono venirci in aiuto. Come ad esempio questo:

Il pensiero giapponese

Ho imparato a leggere in ognuno dei principi del pensiero giapponese un insegnamento di cui fare tesoro, una possibilità di gioia e arricchimento perché ogni concetto, pur affondando le radici in un tempo antichissimo, è più attuale che mai; anche in occidente.

In questa lunga, metaforica camminata attraverso Kyoto e alcuni siti della regione del Kansai, quindici luoghi diventano l’occasione ideale per immergerci in altrettanti concetti fondanti del pensiero filosofico, spirituale, culturale e sociale del paese nipponico. Spesso ci sentiamo vicini a questi pensieri, ma non è facile vederli vivere, immaginarli, tradurli nel nostro quotidiano. Perché non solo sono troppo lontani nello spazio, ma soprattutto sono distanti dal nostro modo di vivere la realtà di ogni giorno; e talvolta troppo al di fuori delle nostre concezioni e di tutte le nozioni che abbiamo assorbito. Possiamo dire la stessa cosa della calligrafia e degli ideogrammi dei vecchi templi di questo paese meraviglioso: li guardiamo con stupore, ma senza capire, i simboli ci sfuggono.

Oppure questo:

Pastore nel Giappone delle donne

Matrimonio e divorzio, istruzione e lavoro, tradizione e femminismo, adolescenza e terza età: basandosi sulla propria esperienza personale, Antonietta Pastore – traduttrice di Abe, Ikezawa, Murakami – ci regala un ricco e affascinante viaggio nell’universo femminile giapponese – e di fatto nell’intera società nipponica contemporanea – attraverso figure di donne da lei conosciute durante i sedici anni vissuti in Giappone.
Studentesse, madri di famiglia, impiegate, imprenditrici, insegnanti, anziane raccontano le aspirazioni, le lotte, le speranze che accomunano le loro vicende personali a quelle di tante altre e che rendono più immediata – al di là degli stereotipi occidentali – la comprensione della contraddittoria situazione delle donne giapponesi e dell’evoluzione che hanno compiuto in questi ultimi cinquant’anni.

Anche questo, aiuta ad entrare nel modo di pensare giapponese:

Ikigai

Héctor García e Francesc Miralles hanno condotto anni di studi sull’isola giapponese di Okinawa, dove si contano oltre ventiquattro centenari ogni centomila abitanti, studiando le abitudini di vita e scoprendo una sorta di ingrediente segreto: l’ikigai, appunto, ossia la propria ragion d’essere, il motivo che ci spinge ad alzarci dal letto ogni giorno, la felicità di dedicarci quotidianamente a ciò che amiamo. Tutti custodiamo nel profondo il nostro ikigai, qualcuno lo ha già individuato, qualcun altro ancora no. Questo libro è un manuale semplice, nello stesso tempo pratico e poetico, per scoprire i segreti di longevità della filosofia giapponese e per imparare ad applicarli alla nostra vita.

«L’Ikigai spinge le persone a fare ciò che le rende felici. È un concetto ovvio che però, nello stesso tempo, può non essere scontato, soprattutto se vivi immerso in una cultura in cui il successo si misura sui soldi e sul ruolo che occupi nella società.» – Marie Kondo

Booth sataincammino

Arriva per la prima volta in Italia un classico della letteratura on the road, Sata (Vallardi) di Alan Booth. Scrittore inglese emigrato in Giappone, esperto di cultura nipponica, scomparso nel 1993, Booth ha attraversato il Paese del Sol Levante a piedi – oltre 3000 chilometri, da Soya a Sata – alla fine degli anni Settanta, prendendo appunti su un diario e, vocali, con un registratore, e raccontando poi la sua esperienza in quello che sarebbe diventato il suo longseller. Un classico della letteratura di viaggio che ci accompagna nella magia del Giappone e la fa risuonare dentro di noi, un libro incantato che svela un mondo di armonie segrete.

Anche i romanzi possono aiutarci ad entrare nella cultura e nel mood di un paese lontano, magari per prepararci ad affrontare un viaggio vero, nel quale possiamo non solo ammirare ciò che ha da offrire agli occhi, ma anche la sua personalità.

Kawakami seni e uova logo

Parto da un libro che ho letto recentemente e che mi ha particolarmente colpito; ve ne ho parlato in questa recensione. Un romanzo che ha destato molto scalpore in Giappone; le vicende narrate si svolgono tra l’inizio degli anni Duemila e oggi e si fanno specchio della vita delle donne in Giappone, in una società fortemente dominata dal patriarcato, ostile alle donne, affrontando temi senza tempo, come l’arrivo delle mestruazioni e il rapporto con il proprio corpo, la maternità, la malattia, il sesso. Il tutto filtrato dallo sguardo dell’aspirante scrittrice Natsuko. Un altro tema disturbante che emerge dal racconto è quello dell’importanza del danaro e, per contrappunto, della schiavitù imposta dalla povertà. Schiavitù che sviluppa le sue dinamiche soprattutto nell’ambito familiare e che investe le donne.

La produzione letteraria nipponica contemporanea ha diversi autori noti anche al pubblico di lettori di altri continenti, come nel caso di Banana Yoshimoto, con la sua vasta produzione romanzesca.

Un altro nome noto è quello di Kenzaburo Ōe, premio Nobel per la letteratura nel 1994, di cui vi propongo La foresta d’acqua, un romanzo visionario che rappresenta la summa della sua esperienza autoriale: un’acuta riflessione sulla forza della narrazione e dei modi in cui può ricomporre fratture emotive, personali e collettive.

Oe la foresta d'acqua

La tempesta imperversa sul fiume, ma la luna buca la coltre di nubi e illumina a giorno la figura di un uomo inghiottito dalle onde. È questo il sogno che tormenta Choko Kogito da quando suo padre è annegato, anni prima, proprio in quelle acque. Da allora, ha cercato di affidare alle pagine di un romanzo il senso di smarrimento che ancora prova, ma non ci è mai riuscito. Finché sua sorella Asa lo invita a tornare nella valle natia dello Shikoku: ad attenderlo c’è una valigia rossa che contiene alcuni documenti del padre che potrebbero aiutarlo a sciogliere i nodi del suo passato e a mettere fine a una crisi d’ispirazione durata troppo a lungo. Kogito non esita un istante a lasciare Tokyo per tornare nel luogo in cui è cresciuto. Qui, giorno dopo giorno, cerca di trovare un senso a eventi che la sua immaginazione ha ormai trasfigurato e di mettere ordine dentro sé stesso. Ma si rende conto che da solo non può riuscirci. Ha bisogno di qualcuno con cui condividere le difficoltà e che sia in grado di guidare il suo sguardo nella giusta direzione. Ed è nella giovane Unaiko che trova l’aiuto desiderato. Come lui, l’aspirante attrice nasconde profonde fragilità e sa cosa significhi passare la vita alla ricerca di un finale che tarda ad arrivare. Dopo il loro fortuito incontro, Kogito e Unaiko iniziano a collaborare alla stesura di una complessa sceneggiatura teatrale. Perché sono convinti che unendo le forze potranno ritrovare la linfa creativa necessaria a dar voce a ciò che finora è stato solo silenzio.

giappone ciliegi e cervi

Un autore che molti sicuramente conoscono e hanno letto, e che forse meriterebbe uno spazio esclusivo e dedicato, è Haruki Murakami. La sua fama è ormai mondiale ma non tutti lo amano. Le sue opere in cui la realtà e le rarefatte atmosfere oniriche si incontrano, andando a costruire delle favole per adulti, piacciono o si odiano, non c’è una via di mezzo. Schivo e poco propenso alle apparizioni pubbliche, viene spesso tacciato di produrre opere commerciali, di quelle scala-classifiche di vendita; resta il fatto che è amato da milioni di lettori.

Includo qui due sue opere, con il consiglio di esplorare in modo più approfondito questo autore divenuto iconico. Vi segnalo anche due siti che stilano una lista di “best of” di Murakami: Nel segno di Murakami e Classifiche libri. Il primo libro è ormai un best-seller mondiale, e, se non lo avete letto, ve lo consiglio:

Murakami norwegian wood

Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudineNorwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui. Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar e nota dell’autore.

Murakami la fine del mondo

In una piccola e spettrale città chiusa dentro mura che la separano dal resto del mondo, vivono abitanti privi dell’ombra e dei sentimenti, tranquilli al riparo di ogni emozione. Tra di loro, un nuovo arrivato ha il compito di leggere “i vecchi sogni” nel teschio degli unicorni, unici animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un’altra vita, di un’altra possibile dimensione. In parallelo, in un’asettica disumana e futuribile Tokyo, un uomo sarà coinvolto da uno scienziato tanto geniale quanto sconsiderato in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafore delle paure che agitano la coscienza di tutti. Ed è proprio lì, nel buio fondo della mente, che si troverà la chiave dell’enigma, la soluzione del mistero che lega i personaggi dei due mondi, che sono in realtà l’uno il riflesso dell’altro. Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni, il passaggio in entrambi i sensi, o il viaggio sarà senza ritorno?

Rimanendo in tema Murakami, vi segnalo questo breve romanzo visionario, enigmatico e sorprendente, un omaggio a un celebre racconto di Murakami Haruki dallo stesso titolo, punto di partenza per una storia romantica, avventurosa, folle e fuor di sesto, come è nello stile di uno dei maggiori scrittori giapponesi contemporanei.

Una lenta nave per la Cina

A Tokyo è la vigilia di Natale, e la città si è svuotata della consueta frenesia. Ad attraversare le sue strade, le stazioni della metro, i parchi, c’è un uomo che in quella giornata fredda e solitaria sembra aggirarsi senza meta immerso nelle sue riflessioni, come sospeso tra passato e futuro. I suoi pensieri hanno la voce di un giovane Holden segnato dal trascorrere degli anni, che però non ha mai perso lo sguardo libero da pregiudizi e la lingua tagliente. Mentre vaga, gli amori della sua vita rivivono nella sua mente, tre storie avute in momenti molto diversi. Amori che sembrano segnati da un limite che è stato emotivo nella condivisione e nella comprensione reciproca, ma anche fisico, nell’incapacità dell’uomo di recarsi altrove, di lasciarsi Tokyo alle spalle, come se la città avesse un confine invalicabile, una barriera invisibile che sempre lo ha respinto. In questi tre amori, in tre fughe fallite, si svela un’esistenza singolare che pare non risolversi mai in qualcosa di compiuto. Proprio in quel giorno di Natale, il protagonista si prepara all’estremo e definitivo tentativo di abbandonare per sempre la metropoli, per offrire a se stesso e al proprio destino uno spazio nuovo.

«RMX, cioè remixed: in questo caso più di una cover, non certo un sequel, piuttosto uno spin off o una fantasia su un tema di Murakami. Furukawa innesca una storia di formazione, il consuntivo del percorso dell’io narrante verso l’età adulta, in tre stazioni: tre amori perduti, soprattutto tre tentativi di fuga mancata» – Marco Del Corona, la Lettura

Giappone

Un genere che ha consegnato al pubblico opere di successo è il thriller/noir laddove però la trama è sostenuta da una critica sociale e da una rappresentazione della società giapponese contemporanea; un genere che ha espresso una rosa di autrici di alto livello, che hanno scavalcato i confini nazionali, conquistando anche il pubblico di altri paesi, tra cui il nostro.

Un’autrice che non potete perdervi è la regina del noir giapponese, Natsuo Kirino; vi consiglio il suo primo romanzo – pluripremiato – Pioggia sul viso, e lo stupefacente romanzo Out, tradotto in italiano e uscito col titolo – a mio parere poco felice e poco centrato rispetto alla trama, seppur ammiccante – di Le quattro casalinghe di Tokyo. Un thriller/noir che ha destato molto scalpore in patria proprio per il ruolo che le donne giocano nella storia, scardinando il concetto di moglie sottomessa e praticamente trasparente. I suoi romanzi offrono uno spaccato della società giapponese contemporanea dal punto di vista delle donne. Qui potete leggere la mia recensione.

Kirino casalinghe logo

esecutivo La cicala dell'ottavo giorno_esecutivo Snob

Un’altra autrice, un altro romanzo sorprendente… Lei è Mitsuyo Kakuta, il romanzo è La cicala dell’ottavo giorno. Un titolo bizzarro, una metafora che si chiarisce solo verso la fine del libro. La protagonista, Kiwako Nonomiya, grazie ad un equivoco sul lavoro, conosce un collega, Akiyama Takehiro. La giovane se ne innamora, rimane incinta e abortisce, perdendo per una complicazione la possibilità di avere un figlio in futuro. Takehiro, a detta della stessa Kakuta, è l’emblema di un certo tipo di maschio giapponese (e non solo): è egoista, bugiardo, vigliacco. Quando seduce Kiwako è già sposato, ma le promette di lasciare la moglie. Naturalmente non lo farà, tentando di tenere in piedi due relazioni e mettendo in cantiere, con la moglie, una bambina, quasi contemporaneamente alla gravidanza poi interrotta dell’amante. Una mattina di febbraio Kiwako si introduce furtivamente nella casa dell’amante e ne rapisce la neonata. Comincia così una latitanza in cui Kuniko è costretta a spostarsi continuamente per far perdere le proprie tracce, passando prima da casa di un’amica, poi di un’anziana signora che sta subendo lo sfratto, senza dimenticare una singolare comunità di sole donne tra le montagne chiamata la “casa degli angeli”.

Un caso emblematico dell’attuale panorama nipponico del genere thriller/noir al femminile è la scrittrice Minato Kanae. Dapprima casalinga, scrive un romanzo e balza agli onori delle classifiche, tra l’altro con un genere espresso dalla cultura giapponese. Si tratta dello iyamisu (abbreviazione di iya-mystery, dove iya è il termine giapponese per indicare qualcosa di sgradevole), storie che fanno leva sul lato più oscuro dell’essere umano e dal quale il lettore trarrà un senso di disgusto. E Confessione è decisamente un libro disturbante… ma lascio la parola ai lettori…. Ecco la trama:

kanato minae confessione

La rivelazione è di quelle agghiaccianti, soprattutto se a farla è una giovane professoressa che ha da poco perso la sua bambina e ad ascoltarla sono i suoi alunni, la classe alla quale Moriguchi Yuko rivolge un discorso di addio: “La mia Manami non è morta accidentalmente; è stata uccisa da qualcuno di voi”. La figlia dell’insegnante di scienze aveva quattro anni quando, un mese prima della fine dell’anno scolastico alla scuola media, in una cittadina del Giappone, è stata trovata morta nella piscina dell’istituto. A causa di quello che tutti hanno ritenuto un incidente, la madre ha deciso di abbandonare per sempre il suo lavoro. Freddamente, quasi scientificamente definendoli A e B, la professoressa rende identificabili ai compagni i due ragazzi e rivela la sua scoperta di come essi abbiano premeditato e compiuto l’omicidio di una bambina indifesa. Inoltre, con altrettanta freddezza, l’insegnante comunica la sua decisione: non ha intenzione di denunciare i due assassini alla polizia. Ha invece già messo in atto una personale vendetta, atroce e immediata ma escogitata in modo che le devastanti conseguenze si manifestino lentamente, affinché i giovani criminali abbiano il tempo di pentirsi e trascorrere il resto dei loro giorni sopportando il fardello della colpa di cui si sono macchiati. Nelle settimane successive, attraverso un diario, un blog, una lettera, appare in tutta la sua spaventosa portata il perché del gesto compiuto da Nao e Shuya.

Proseguendo su questo filone, vi segnalo anche Miyabe Miyuki, con il suo Il passato di Shoko, la sua critica totale nei confronti del sistema consumistico fuori controllo del Giappone dei primi anni 90 e del suo effetto sulle donne, le loro famiglie e la comunità in generale.

Il passato di Shoko

In un Paese che controlla ogni singolo movimento dei cittadini, com’è possibile che avvenga uno scambio di identità o che qualcuno svanisca nel nulla? Il detective Shunsuke Honma sta superando il terribile trauma della morte della moglie e di un incidente che lo ha lasciato menomato. Il suo periodo di inattività finisce quando un nipote gli chiede aiuto per rintracciare la sua fidanzata Shoko; ma ben presto Honma si accorge che il passato di lei non le appartiene davvero. È come se avesse ‘rubato’ l’identità di un’altra persona, di una Shoko realmente esistita, qualcuno che forse la donna potrebbe aver ucciso prima di far perdere ogni traccia di sé; celandosi dietro un’astuta e fittissima trama di inganni. Ma Honma è tenace, metodico, sa collegare anche informazioni apparentemente prive di qualsiasi connessione, e poco a poco ricostruisce le storie delle due donne, scoprendo a che prezzo è possibile sfuggire al controllo di uno Stato onnipresente. Miyuki Miyabe porta avanti la complessa trama del romanzo con una prosa stringata, combinando con maestria cambi di ritmo e una raffinata analisi psicologica, fino a raggiungere un risultato narrativo straordinario.

Red girls

Sempre in questo filone troviamo il romanzo Red girls. Vincitore del Mistery Writers of Japan Award. Votato come miglior romanzo giallo giapponese. Nomination per il Naoki Prize. Nomination per il Booksellers Award. Nella selezione ufficiale di “Books for Japan”. Saga familiare che narra di tre generazioni di donne nel dopoguerra giapponese, Red Girls mescola elementi di realismo magico e di giallo, la storia di una famiglia e quella di un paese provato e in profonda trasformazione.

Manyo, un’orfana nata con l’abilità di profetizzare come una novella Cassandra, viene adottata dalla ricca e potente famiglia Akakuchiba e ne sposa in seguito l’erede. Nel corso della sua vita avventurosa non rivelerà mai le sue predizioni sul futuro, inclusa quella della prematura morte del suo primo figlio. La figlia di Manyo, Kemari, trascorre la sua giovinezza ribelle insieme a una gang di motociclisti, sempre in sella, per diventare un’artista comica amata da tutto il Giappone e la nipote, Toko, si sente un'”inutile” giovane donna, ma si impegna a risolvere il mistero delle ultime parole pronunciate da Manyo in punto di morte: “Sono un’assassina”. Nel cinquantennio di drastici cambiamenti che ha coinvolto il Giappone a partire dal dopoguerra e attraverso la Guerra Fredda, dalla fase della bolla economica fino al Ventunesimo secolo, il destino degli Akakuchiba ha alti e bassi, e così anche quello delle donne della famiglia. Il destino complicato di queste donne, raccontato in uno stile sognante da una voce capace di suscitare le più profonde emozioni, si unisce e forse riflette in un cinquantennio di drastici cambiamenti quello del loro paese, il Giappone.

Le storie del negozio di bambole

Da poco uscito per i tipi di Lindau, è il libro Le storie del negozio di bambole, di Tsuhara Yasumi; si tratta di una raccolta di sei racconti che, legati tra loro, formano un romanzo. Si tratta di sei storie scritte con differenti registri stilistici, che girano intorno al ruolo delle bambole; un ruolo simbolico, spesso una proiezione degli stati d’animo umano. Nei racconti la bambola da riparare è lo spunto per intessere storie. Trentenne e appena licenziata dall’agenzia pubblicitaria per cui lavorava, Mio eredita dal nonno il piccolo negozio Tamasaka, specializzato nella riparazione di bambole e pupazzi. Nella sua nuova attività è affiancata dal giovane Tominaga, e dal misterioso Shimura, artigiano capace di aggiustare quasi ogni genere di modello. Grazie al loro aiuto, Mio assicura al negozio un futuro. Sempre più clienti si presentano fiduciosi nel piccolo atelier, attirati da quello che promette, ossia di poter riparare anche le bambole che «sembrano senza speranza». Mio e i suoi due dipendenti non si limitano a occuparsi delle riparazioni, che richiedono ricerche e indagini approfondite per poter essere fatte a regola d’arte, ma ricostruiscono con sensibilità le ragioni per cui bambole e peluches sono preziosi per i loro proprietari. Grazie alla sua capacità narrativa e alla profondità del suo sguardo, Tsuhara Yasumi fa emergere in queste pagine gli esseri umani in tutta la loro complessità, con i loro lati più intimi e inconfessabili e il vissuto talvolta drammatico che li ha segnati per sempre.

Finché il caffè è caldo

Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.

Un altro romanzo che ha riscosso molto successo in Giappone e che è arrivato in traduzione in Italia per i tipi di Einaudi, è Se i gatti scomparissero dal mondo. Con la delicatezza di Sepúlveda e il gusto per il fantastico di Murakami, Kawamura Genki ha scritto una fiaba moderna per ricordarci quali sono le cose davvero importanti. Dello stesso autore è possibile leggere anche il romanzo Non dimenticare i fiori.

Genki non dimenticare i fiori

Quando la moglie gli annuncia di aspettare un bambino, Izumi non potrebbe essere piú felice. È cresciuto senza padre, e mentre immagina come sarà la sua nuova vita da genitore ripercorre alcuni momenti trascorsi insieme alla madre Yuriko, proprio mentre il mondo della donna inizia a sfumare nelle nebbie della malattia. Ma questo non impedisce a madre e figlio di riportare alla luce una vecchia ferita… Il ricordo, la memoria e l’importanza degli affetti: è con la delicatezza delle emozioni che Kawamura Genki tesse la trama di questo romanzo. Regalando ai suoi lettori un racconto intriso di quell’amore complicato e speciale, sempre unico, che c’è tra genitori e figli.

Matsumoto la ragazza del kyushu

Vi ho recentemente parlato di Seicho Matsumoto, le cui opere sono in via di riedizione per Adelphi. Oggi vi propongo La ragazza del Kyushu, pubblicato per la prima volta nel 1971, è tutt’ora uno dei migliori esempi di noir giapponesi. Kiriko Yanagida, un’umile giovane donna, viaggia dal Kyushu fino a Tokyo per chiedere l’aiuto di un famoso avvocato, perché il fratello è stato accusato di omicidio ma lei è convinta della sua innocenza. L’avvocato rifiuta il caso: non ha tempo da perdere, tanto meno per una difesa che dovrebbe assumersi senza essere retribuito. Kiriko si scusa con un piccolo inchino, esce dallo studio e così come è arrivata scompare. Il fratello verrà condannato e morirà in carcere qualche mese dopo, poco prima che l’esecuzione abbia luogo. È solo l’antefatto da cui prende il via questo gelido noir di Matsumoto. Dove un caso-fantasma, ripercorso nei minimi dettagli, lascia spazio a una vendetta esemplare che si fa strada da lontano. E mentre ogni colpa – consapevole o inconsapevole – viene pesata accuratamente, come su una bilancia cosmica, una tensione impalpabile, un «rumore di nebbia» accompagnano questa storia da cima a fondo. La ragazza del Kyushu, mette in discussione la società in cui è ambientata, portando all’attenzione le difficoltà che devono affrontare le persone con meno risorse per ottenere una giustizia.

Natsume soseki Il cuore delle cose

Il 30 luglio 1912 si spense in Giappone l’imperatore Meiji. Nei giorni successivi, durante i solenni funerali di Stato, il generale Nogi, il vincitore dell’esercito russo, in un atto di junshi, di accompagnamento del proprio signore nella morte, si uccise insieme con la propria moglie. I due eventi luttuosi scossero profondamente il Giappone del tempo. Scompariva, infatti, con l’imperatore, non soltanto l’epoca cui il sovrano aveva dato il nome, ma l’intero mondo racchiuso esemplarmente nel gesto del generale: l’universo della tradizione e degli antichi costumi nipponici.
Due anni dopo, Natsume Sōseki pubblicò Kokoro (Il cuore delle cose), l’opera che è oggi unanimemente riconosciuta come il suo capolavoro, il romanzo in cui si affaccia per la prima volta, nella moderna letteratura giapponese, il malinconico sentimento della fine, del tramonto del cuore stesso delle cose.
Protagonista dell’opera è il “maestro”, un uomo che nella solitudine e nel distacco dal mondo cerca la via per accedere a se stesso. Il prezzo, tuttavia, da pagare per essere nati in un tempo saturo di “libertà, di indipendenza e del nostro egoismo”, è davvero alto. Come a segnalare la perdita totale dell’identità, nessuno dei personaggi ha, in questo romanzo, un nome. Tutti i legami, inoltre, anche quelli più sacri, sono infranti.
Nella lettera che il maestro scrive al giovane discepolo, un vero romanzo nel romanzo, Sōseki non soltanto raggiunge un’altezza espressiva unica nella letteratura di ogni tempo, ma ci mostra anche la possibile via di salvezza in un tempo in cui gli antichi dèi sono fuggiti: la prospettiva di un’esistenza in cui l’assenza di legami può schiudere una dimensione superiore, dove le passioni umane sono filtrate da una sorta di distanza che ne attenua le asperità e le rende più universali.

Vi segnalo la recensione di Una parola tira l’altra.

Sempre di Natsume Sōseki , vi segnalo anche il romanzo Guanciale d’erba:

Natsume soseki guanciale d'erba

Guanciale d’erba narra di un giovane artista, pittore e poeta, che si avventura per un ameno sentiero di montagna di un piccolo villaggio giapponese. Lungo il cammino, in un’atmosfera incantata, incontra viandanti solitari, contadini, paesani, nobili a cavallo e ogni specie d’umanità, finché, sorpreso dalla pioggia, si rifugia in una piccola casa da tè tra i monti. Qui, dalla dolce voce della vecchia tenutaria, apprende la storia della fanciulla di Nakoi, che ebbe la sfortuna di essere desiderata da due uomini e andare in sposa a quello che lei non amava. Il giorno in cui partì, il suo cavallo si arrestò sotto il ciliegio davanti alla casa da tè, e dei fiori caddero qua e là, come macchie sul suo candido vestito.
Guanciale d’erba è una grande metafora del viaggio di ogni uomo alla ricerca di se stesso; l’artista raccoglie questa e altre meravigliose storie lungo il suo peregrinare, semplicemente per ubbidire al suo modesto e sublime compito: «rasserenare il mondo e arricchire il cuore degli uomini».

Yu Miri Tokyo Ueno logo

Vi segnalo il bel romanzo della scrittrice Yu Miri, vincitore negli Stati Uniti, nel 2020, del National Book Award per la narrativa in traduzione. Yu Miri, nata in Giappone da genitori sudcoreani, è molto nota nel suo paese; autrice di romanzi e saggi, i suoi romanzi sono stati tradotti anche in italiano. Il suo nuovo romanzo nasce dalle interviste che Yu Miri ha raccolto tra i senzatetto della stazione di Ueno, e dalla sua personale esperienza a riguardo delle discriminazioni di cui lei – come molti cittadini di origine sudcoreana – è stata vittima. Nella mia recensione vi racconto tutto.

Barbery una rosa sola logo

Il romanzo Una rosa sola di Muriel Barbery è ambientato in Giappone, a Kyōto, ed è un’immersione totale nella cultura giapponese. Vi consiglio di leggerlo prima di un viaggio nel paese ma anche come viaggio letterario; è un bel romanzo di rinascita. Ve ne ho parlato in questa recensione.

copertina

Qualche tempo fa, vi avevo parlato di un libro che mi ha realmente affascinata: Uno studio sul niente – Viaggio in Giappone, di Luca Buonaguidi, Italic Pequod 2018. Si tratta di un diario di viaggio in versi sul Giappone, corredato da fotografie itineranti e citazioni di scrittori, fumettisti, filosofi, monaci e viaggiatori che hanno ispirato i passi dell’autore nell’isola di Honshū. Vi rimando alla mia recensione per scoprirlo in modo più approfondito.

Se volete avvicinarvi alla poesia giapponese, vi consiglio di leggere questo bellissimo post di Benny, autrice del blog Il verbo leggere.

Ecco un libro che potrebbe esservi utile nel caso decidiate di progettare un viaggio in Giappone:

Tokyo tutto l'anno

Laura Imai Messina, che ci vive da quindici anni e vi ha ambientato i suoi romanzi, ci accompagna in una Tokyo familiare e sconosciuta al viaggiatore occidentale, quotidiana, fatta di stradine nascoste, riti domestici, abitudini secolari e tradizioni modernissime. Tokyo tutto l’anno, arricchito dalle splendide illustrazioni di Igort, è un viaggio sentimentale, autobiografia in forma di città, enciclopedica lettera d’amore a una metropoli e ai suoi abitanti, indimenticabile romanzo di luoghi, personaggi, cibi, leggende, sogni.

Il saggio di Serena Lavezzi è dedicato alla letteratura giapponese. Il saggio prende la forma di un viaggio dall’isola dell’Hokkaidō a quella del Kyūshū, dove ogni tappa introduce prima le suggestioni di una differente città e poi l’autore scelto per rappresentarla. Dunque il libro non ambisce solo a far conoscere scrittori poco noti in Italia, ma anche e soprattutto a trasportare il lettore nell’atmosfera di un paese straordinario e particolare.

Per approfondire la letteratura giapponese ( ma anche coreana e cinese) vi raccomando il blog dell’amica Serena Lavezzi, Penne d’Oriente, dove trovate tante recensioni; Serena Lavezzi è anche autrice di romanzi ambientati in Giappone. Un altro blog su cui potete trovare recensioni interessanti è quello di Anna Lisa, Biblioteca giapponese.

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