La storia delle assaggiatrici di Hitler è una di quelle che, una volta conosciute, difficilmente si dimenticano. Rosella Postorino l’ha trasformata in uno dei romanzi italiani più importanti degli ultimi anni; Silvio Soldini l’ha portata sul grande schermo con un adattamento capace di restituirne tutta la tensione e l’intensità. Sandro Mabellini l’ha portata in teatro. È la dimostrazione di come questa vicenda, pur radicata in un episodio storico preciso, riesca a parlare linguaggi diversi senza perdere la propria forza.

Il romanzo di Rosella Postorino, vincitore del Premio Campiello 2018 e tradotto in numerose lingue, ha riportato alla luce una vicenda realmente accaduta durante la Seconda guerra mondiale: quella delle donne costrette ad assaggiare il cibo destinato a Hitler, vivendo ogni giorno nell’attesa che un boccone potesse essere l’ultimo.
Nel 2025 questa storia è arrivata anche al cinema grazie a Silvio Soldini, che ne ha realizzato un adattamento fedele nello spirito, ma con un linguaggio inevitabilmente diverso. Libro e film raccontano gli stessi eventi, ma lo fanno attraverso strumenti differenti, mettendo in luce aspetti complementari della stessa vicenda.
Il romanzo
Rosella Postorino, nata a Reggio Calabria nel 1978 e cresciuta in Liguria, è una delle voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea. Nei suoi libri affronta spesso temi come l’identità, la memoria, il desiderio e le ambiguità morali, privilegiando personaggi complessi e mai riducibili a categorie nette. È un filo che attraversa anche Mi limitavo ad amare te, romanzo ambientato durante la guerra in Bosnia, in cui racconta la vicenda dei bambini di un orfanotrofio di Sarajevo evacuati e accolti in Italia. Pur muovendosi in un contesto storico diverso, anche lì la guerra è osservata attraverso le vite di persone comuni, costrette a confrontarsi con scelte dolorose e con le conseguenze della Storia sulle esistenze individuali. (mia recensione).
Pubblicato nel 2018, Le assaggiatrici nasce dalla testimonianza di Margot Wölk, che solo in tarda età raccontò di essere stata una delle donne incaricate di assaggiare i pasti destinati a Hitler nel suo quartier generale in Prussia Orientale. Da questo spunto storico, Postorino costruisce un romanzo di finzione che mantiene un forte legame con la realtà, interrogandosi sulle scelte individuali quando la libertà sembra non esistere più.
La protagonista è Rosa Sauer, una giovane donna che, dopo essersi rifugiata nel paese dei suoceri mentre il marito combatte al fronte, viene reclutata insieme ad altre donne per un compito terribile: mangiare ogni giorno il cibo preparato per Hitler, aspettando un’ora per scoprire se è avvelenato. Attorno a questa situazione estrema si sviluppa un racconto che parla di paura, solidarietà, rivalità, desiderio e sopravvivenza.
Il romanzo appartiene alla narrativa storica, ma evita la ricostruzione puramente documentaria. L’interesse dell’autrice è rivolto soprattutto alla dimensione umana e psicologica. La guerra rimane costantemente sullo sfondo, ma il centro della narrazione è costituito dalle relazioni tra le donne, dai loro sentimenti contraddittori e dai compromessi che sono costrette ad accettare.
Lo stile di Postorino è limpido e incisivo. La scrittura procede con naturalezza, alternando momenti di forte tensione a pagine di intensa introspezione. Il ritmo è sempre controllato e permette al lettore di entrare nella quotidianità delle protagoniste, trasformando un fatto storico poco conosciuto in una riflessione universale sulla responsabilità, sulla colpa e sull’istinto di sopravvivenza.

Il film
Con Le assaggiatrici, Silvio Soldini affronta per la prima volta una vicenda ambientata durante la Seconda guerra mondiale. Regista da sempre interessato ai rapporti umani e alle sfumature emotive dei suoi personaggi, trasferisce sullo schermo il romanzo privilegiando l’atmosfera e la dimensione visiva. La protagonista Rosa è interpretata da Elisa Schlott, affiancata da un cast prevalentemente tedesco che contribuisce a restituire autenticità all’ambientazione. La scelta di girare in lingua tedesca rafforza ulteriormente il realismo della narrazione, evitando qualsiasi artificio.
La fotografia gioca un ruolo fondamentale: i paesaggi invernali, gli interni austeri e i colori spenti trasmettono un costante senso di oppressione. Anche le scene dei pasti, apparentemente ripetitive, diventano il simbolo della tensione quotidiana che accompagna le protagoniste.
Il film è stato accolto positivamente dalla critica, che ha apprezzato la capacità di Soldini di evitare il sensazionalismo, concentrandosi invece sui volti, sui silenzi e sulle emozioni delle protagoniste. Sono state particolarmente lodate le interpretazioni del cast e la scelta di mantenere un tono sobrio, coerente con quello del romanzo.

Libro e film a confronto
L’adattamento di Soldini si dimostra nel complesso molto rispettoso dell’opera di Postorino. La struttura narrativa rimane riconoscibile e gli snodi principali della storia vengono conservati, così come il nucleo tematico del racconto: la sopravvivenza in una condizione in cui ogni scelta appare moralmente compromessa.
Le differenze emergono soprattutto nel modo in cui le due opere raccontano la vicenda.
Il romanzo può esplorare con profondità il mondo interiore di Rosa. Il lettore segue i suoi pensieri, i dubbi, i sensi di colpa e le contraddizioni che accompagnano ogni gesto. La voce narrante permette di comprendere come la protagonista cambi lentamente, trascinata dagli eventi e dalle relazioni con le altre donne.
Il film, invece, deve affidare gran parte di questo percorso agli sguardi, ai silenzi e alla recitazione. Molti passaggi psicologici vengono suggeriti più che esplicitati. Soldini privilegia la forza delle immagini: le lunghe tavolate, l’attesa dopo ogni pasto, i controlli militari, il paesaggio gelido diventano elementi narrativi tanto quanto i dialoghi.
Anche il rapporto tra le assaggiatrici assume sfumature leggermente diverse. Nel romanzo le dinamiche del gruppo vengono approfondite con maggiore ampiezza, mostrando rivalità, alleanze e trasformazioni nel tempo. Il film, dovendo necessariamente condensare il materiale narrativo, semplifica alcuni passaggi e concentra maggiormente l’attenzione su Rosa e sulle relazioni essenziali allo sviluppo della storia.
La vicenda sentimentale conserva il suo ruolo in entrambe le opere, ma sullo schermo assume una dimensione più immediata e visiva, mentre nel libro è accompagnata da una riflessione continua sui conflitti interiori della protagonista.
In generale, il romanzo offre maggiore spazio all’introspezione, mentre il film punta sulla potenza evocativa dell’immagine e sull’atmosfera. Non sono due opere in competizione, ma due modi diversi di raccontare la stessa storia.

Il successo del romanzo ha dato vita anche a una trasposizione teatrale. Nel 2025 ha debuttato L’assaggiatrice di Hitler, spettacolo diretto da Sandro Mabellini e prodotto dal Teatro Popolare d’Arte. La drammaturgia è firmata da Gianfranco Pedullà insieme alla stessa Rosella Postorino, segno del coinvolgimento diretto dell’autrice nell’adattamento. La messinscena sceglie una strada essenziale ed evocativa: due sole attrici, Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani, interpretano tutti i personaggi della vicenda, accompagnate dalla fisarmonica e dalla voce dal vivo di Marlene Fuochi. Più che ricostruire realisticamente gli eventi, lo spettacolo punta sulla forza della parola, della musica e dell’immaginazione dello spettatore, mantenendo al centro il dilemma morale che attraversa il romanzo.

Mentre il film cerca il realismo storico attraverso l’ambientazione, la fotografia e la lingua tedesca, il teatro percorre la direzione opposta, scegliendo una scena quasi spoglia, due attrici che interpretano tutti i ruoli e una costruzione fortemente evocativa. È un bell’esempio di come la stessa storia possa essere tradotta in tre linguaggi artistici completamente diversi: la parola del romanzo, l’immagine del cinema e la sintesi simbolica del teatro.
Personalmente, ho apprezzato molto sia il romanzo sia il film, ciascuno per motivi diversi. Non ho visto la piece teatrale, quindi ho solo raccolto le informazioni.
Del libro mi ha colpito soprattutto la scrittura di Rosella Postorino: elegante, coinvolgente e capace di dare profondità emotiva a una vicenda storica poco conosciuta. È un romanzo che non si limita a raccontare un episodio della guerra, ma riflette sui limiti della libertà, sulle responsabilità individuali e sulla complessità dell’animo umano.
Il film di Silvio Soldini, invece, mi ha conquistato per la sua resa visiva. L’atmosfera è costantemente sospesa, quasi soffocante, e riesce a trasmettere la paura quotidiana vissuta dalle protagoniste. Ho apprezzato anche le interpretazioni del cast, misurate ma molto intense, che restituiscono credibilità e umanità ai personaggi.
Se il romanzo permette di entrare nella mente di Rosa, il film invita soprattutto a osservare i suoi gesti, i suoi silenzi e il mondo che la circonda. Due esperienze diverse, entrambe riuscite, che credo meritino di essere scoperte una accanto all’altra.
Mi accorgo che sono proprio queste le storie che continuo a cercare, sia nei libri sia al cinema. Non tanto quelle che raccontano la grande Storia attraverso le battaglie o gli eventi destinati a finire nei manuali, quanto quelle che scelgono un’altra prospettiva: quella delle persone comuni, travolte dagli avvenimenti e costrette a fare i conti con scelte impossibili.
In questo senso Le assaggiatrici mi ha ricordato altri film che amo molto, come Quel che resta del giorno, diretto da James Ivory e tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, dove il peso della storia europea si riflette nelle vite e nei silenzi di pochi personaggi, o Suite française, diretto da Saul Dibb e tratto dal romanzo incompiuto di Irène Némirovsky, che racconta l’occupazione nazista attraverso gli affetti, le paure e i compromessi della quotidianità. Sono opere diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di mostrare come la Storia, prima ancora di essere un fatto collettivo, sia sempre qualcosa che entra nelle case, modifica le relazioni e cambia per sempre il destino delle persone.



il film mi piacque molto, quasi quasi mi cimento anche col romanzo
"Mi piace"Piace a 1 persona
a me è piaciuto molto, mi piace come approfondisce tutta la parte introspettiva ed etica
"Mi piace"Piace a 1 persona
Non ho visto niente e non ho letto il libro, però l’ho già visto passare. E’ davvero un pezzo di storia che pochi conoscono, molto interessante.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Una storia incredibile raccontata molto bene.
"Mi piace""Mi piace"
Grazie per queste belle recensioni: ho sentito parlare di libro e film ma non ho ancora letto o visto nessuno dei due
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie a te 😊
"Mi piace"Piace a 1 persona
💙💙💙
"Mi piace""Mi piace"
Corcordo, gran bel libro…Anche questa è una forma, sottile, di guerra
"Mi piace""Mi piace"