Tra le destinazioni più amate da chi ama i viaggi di lunga percorrenza c’è il continente americano: oggi faremo insieme un viaggio letterario nella parte centrale e meridionale di questo immenso continente. Per il viaggio reale, invece, vi consiglio di consultare il portale di DoveClub, su cui troverete spunti e informazioni utili per l’organizzazione.

L’America Centrale, come dice il nome stesso, occupa la parte centrale del continente americano, fa da ponte tra l’America Settentrionale e l’America Meridionale e inoltre divide i due maggiori oceani: il Pacifico e l’Atlantico. Una sorta di “terra di mezzo” che comprende stati istmici: Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, isole e arcipelaghi come le Antille, Anguilla, Aruba, Guadalupa, Isole Vergini, Isole Cayman e Turks e Caicos. Paradisi naturalistici di spiagge bianchissime che si affacciano sul Mar dei Caraibi (qui trovate il viaggio letterario dedicato ai Caraibi che avevo pubblicato tempo fa), foreste rigogliose e selvagge che ritroviamo anche nel Sud.
Il Sud America offre anch’esso una gran varietà di paesaggi e attrazioni turistiche, dalla Colombia all’Argentina, all’Uruguay, fino al Cile si incontrano la foresta amazzonica, il deserto di Atacama, la cordigliera delle Ande, bellezze uniche come le rovine del Machu-Picchu e i geroglifici di Nazca, gli spazi immensi della Pampa argentina, cascate impressionanti come il Salto Angel in Venezuela e terre di confine come la Patagonia. Nel caso questo non bastasse nel Pacifico troviamo le Isole Galapagos, un concentrato di biodiversità, l’Isola di Pasqua avvolta nel mistero dei moai.

Mentre sognate o preparate questa incredibile avventura, ho pensato di suggerirvi dei libri che vi possano avvicinare alla cultura e al modo di vivere di quei paesi: un viaggio letterario da iniziare prima della partenza e da proseguire durante il soggiorno, o magari al ritorno, quando vi prenderà la nostalgia di quei luoghi affascinanti. Qui parlerò soprattutto di romanzi e raccolte poetiche. Non includo le guide turistiche perché ce ne sono veramente tante, ma alla fine del post vi segnalo qualche resoconto di viaggio secondo me interessante.

Tra le case editrici italiane che dedicano maggiore spazio agli autori centro e sud americani vanno ricordate Sur edizioni, GranVia edizioni, Edicola ediciones, La nuova frontiera.

America Centrale

Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama

Belize

Purtroppo la letteratura del Belize è pubblicata solo in inglese e spagnolo. Non ho trovato nessuna edizione in italiano. Se vi piace leggere nelle due lingue, potete provare con i romanzi di Zee Edgell, la maggiore autrice del paese, che trovate facilmente sui siti di libri online: Beka lamb, In Times like These, Time and the river; con la poesia di Amado Chan, che trovate in questa antologia La poesía móvil y plural de Belice Amado Chan y el cruce de frontera; o con una antologia Snapshots Of Belize, an anthology of short fiction.

Costa Rica

Il più noto scrittore del paese è Rafael Angel Herra: autore di romanzi, racconti brevi, poesie, saggi di letteratura e filosofia. A me sta particolarmente simpatico dopo avere letto una sua intervista nella quale ha dichiarato che secondo lui il più grande scrittore del XX Secolo è Italo Calvino. Vabbé dai , sono un po’ di parte… In italiano è stata tradotta solo la raccolta di poesie ‘Scrivo perché tu esista’, edito da Plumelia nel 2011, ma se conoscete lo spagnolo, vi suggerisco di leggere ‘Artefactos‘, una raccolta di centoundici racconti i cui protagonisti sono altrettanti oggetti della vita quotidiana, che si interrogano sul proprio lavoro e il proprio destino.

El Salvador

La sanguinosa parentesi della guerra civile salvadoregna, che ha percorso tutti gli anni ’80, è tutt’altro che chiusa e il paese sta ancora cercando la sua strada verso una transizione democratica. Le voci come quella di Horacio Castellanos Moya, che denuncia con i suoi romanzi le tragedie e le contraddizioni della sua terra, sono state soffocate con una protervia inaudita: lo scrittore è a tutt’oggi esiliato negli Stati Uniti.

È mattino quando Albertico e Brita spariscono. La prima che se ne accorge è María Elena, l’anziana domestica che arrivando a casa loro la trova vuota; ed è lei che per dare una mano alla famiglia deve chiedere aiuto a un uomo che appartiene al suo passato: El Vikingo, un ex lottatore, ora poliziotto al servizio del regime salvadoregno. Spera di ottenere da lui informazioni sulla sorte della coppia, ma il tentativo la sprofonda in prima persona, lei, vecchia serva con le vesciche ai piedi, nel gorgo della guerriglia che infiamma le strade del Paese, tra studenti mascherati e barricate, e gente uscita per vendere un cesto di verdura e colpita a morte da un proiettile. Romanzo duro sorretto da una lingua asciutta e vigorosa, il romanzo offre un magistrale quadro della storia recente del Centroamerica che, dipingendo poche vite in uno spazio di tempo contratto e denso, basta a distillare l’orrore di San Salvador nel 1980, quando la guerra civile cominciava.

Guatemala

Il pugile polacco, di Eduardo Halfon, Rubbettino editore 2014, traduzione di Maria Pina Iannuzzi, pagg 121

Lo scrittore guatemalteco Eduardo Halfon mi ha conquistato fin dal primo capitolo di questo libro originale e denso di pensieri che, data la brevità, ho letto senza interruzione; è una raccolta di pensieri, stimolati dagli incontri, sostenuti dalle sue idee letterarie, saldamente appoggiati sulla sua storia personale e familiare. Qui trovate la mia recensione.

Honduras

Il nome più noto è quello del poeta Roberto Sosa, considerato il poeta nazionale dell’Honduras, ma anche in questo caso non ho trovato niente in italiano…

Nicaragua

La donna abitata, di Gioconda Belli, E/O edizioni 1999, traduzione di Margherita D’Amico

Un altro paese che di dittature ne ha viste…

La donna abitataè il romanzo della rivoluzione sandinista, scritto in un crescendo di suspense dalla più nota scrittrice del Nicaragua. È la storia di due donne, vissute in epoche diverse, la prima un’india che combatte contro i conquistadores e la seconda una donna moderna, che vive sotto una feroce dittatura centroamericana. Le loro vite s’incontrano magicamente nell’amore e nella guerriglia. “La donna abitata” è stato tradotto e pubblicato con successo in tutto il mondo. Vi segnalo la recensione di Claudia su Il giro del mondo attraverso i libri.

Panama

Il più noto tra gli autori contemporanei è José Luis Rodriguez Pitti, autore di romanzi, racconti, poesie e saggi, è anche un videomaker e fotografo. Molto noto nel mondo latino americano, purtroppo non è ancora tradotto in italiano. Vi segnalo la sua raccolta di racconti Sueños urbanos, composta da 24 racconti (e un emozionante testo autobiografico iniziale, allusivo ai suoi tour di Panama City con il nonno).

America del Sud

Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay, Venezuela

Argentina

La letteratura argentina è considerata tra le più importanti della letteratura americana in lingua spagnola, con autori di fama mondiale come José Hernández, Jorge Luis BorgesManuel PuigJulio Cortázar e Ernesto Sábato. Come altri aspetti della cultura, la letteratura in Argentina ha sempre avuto forti influenze europee, specialmente da Spagna e Francia. Anche l’Italia ha avuto una certa influenza anche perché quasi la metà della popolazione argentina ha origini italiane. Tra gli autori contemporanei spiccano i nomi di Adolfo Bioy Casares, Juan José Saer, María Gainza, Ricardo Piglia (a cui ho dedicato questo focus), Samanta Schweblin, Cesar Aira e Rafael Spregelburd. Per un approfondimento sulla letteratura argentina contemporanea vi suggerisco questo articolo.

Uno scrittore si mette al volante di una vecchia Ford Torino e viaggia nella provincia raccogliendo materiale per la Guida alle passioni argentine che gli è stata commissionata. Scrive ovunque e senza sosta, ma la storia che prende forma sulla pagina è sempre meno un resoconto di viaggio e sempre più l’occasione per riannodare i fili del passato e ritrovare le proprie origini: insegue con la mente il ricordo della madre Laura – che da ragazza sognava Hollywood ma finì per scappare con un droghiere di Mendoza – mentre è sulle tracce del padre Ernesto, in fuga dall’ospedale dov’era ricoverato come malato terminale. Lungo la strada incontrerà una carrellata di personaggi indimenticabili: un maniacale collezionista di sorpresine degli ovetti Kinder, un prete megalomane con due valigie piene di soldi nel bagagliaio, una vecchia prostituta che manda lettere a sé stessa, un attore di teatro alcolizzato che causerà un disastroso incendio… Alla fine lo scrittore perderà tutto (occhiali, soldi, computer, automobile, perfino il libro che sta scrivendo) ma si renderà conto di aver raccontato un’altra storia: quella che abbiamo appena finito di leggere.

Storia di Roque Rey, di Ricardo Romero, Fazi editore 2017, traduzione di Vittoria Martinetto

Roque Rey è un incrocio tra certi personaggi dickensiani e il pícaro della tradizione spagnola, entrambi proiettati nel Ventesimo secolo; un “vagabondo insonne”, “serpente che cambia pelle”, in lungo e largo per l’Argentina, compiendo un viaggio circolare, in compagnia di molti personaggi che hanno come una specie di data di scadenza, nel senso che, dopo un po’, Roque li abbandona tutti. O viene abbandonato da loro. Qui la mia recensione.

Con questa nuova edizione, rivista e ampliata, Una volta l’Argentina si conferma una delle opere fondamentali dell’autore, un romanzo di formazione, politica e sentimentale, che batte all’inconfondibile ritmo del Novecento.

Una volta l’Argentina è il racconto di una famiglia che unisce genti arrivate da ogni angolo del pianeta, e di una terra sconfinata che diventa un paese grande come il mondo. Con una prosa scorrevole e poetica che alterna passato e presente, verità e finzione narrativa, Andrés Neuman ripercorre con humour e tenerezza una genealogia reale e fantastica insieme. Ci sono il bisnonno Jacobo, nato sotto gli zar e scappato dall’Europa in circostanze misteriose; la baba Lidia, lituana dagli occhi color zaffiro; la nonna Blanca, che scriveva lettere e suonava il piano; il prozio Leonardo, dandy del quartiere, e la zia Ponnie, tessitrice di arazzi con la passione per il Brasile: una vivace sinfonia di personaggi indimenticabili, le cui vicende personali fanno da contrappunto alle tragedie e alle rinascite di un intero paese.

La pesante valigia di Benavides, di Samanta Schweblin, Fazi editore 2010, traduzione di Maria Nicola

I diciotto racconti che possiamo leggere nella edizione italiana si muovono di continuo tra realismo, fantastico e “strano”; dunque una raccolta dinamica, sorprendente e a volte disturbante. Aleggia sui racconti una “calma tesa”: la minaccia si percepisce nel crescendo della tensione, ma il lettore non sa che forma assumerà. È come trovarsi di fronte ad una distorsione del nostro mondo familiare. I racconti condividono la carica sovversiva, una certa durezza, la trasgressione dell’ordine domestico, rompendo i connotati di innocenza o purezza, laddove meno te lo aspetti. (Qui la mia recensione)

Sartoria Los Milagros in Calle Gascón a Buenos Aires: qui sotto la guida della zia Milagros lavora la giovane Mariana Nalo. Mariana ama tutti i fili colorati della sartoria e Gerardo, che però è scomparso negli USA senza lasciare traccia, eccezion fatta per tre cartoline… Un giorno al negozio arriva Analía Morán. Lei adora la perfetta simmetria dei numeri – e Roberto che sta per prenderla in sposa. Vuole adattare il prezioso abito italiano da sposa di sua madre e usarlo per il proprio matrimonio. Da quel momento nulla però sarà più come prima… perché Roberto e Gerardo sono forse la stessa persona… María Cecilia Barbetta racconta una storia d’amore, desiderio e speranze deluse, di lacrime di coccodrillo e genuina disperazione. Gioca con la grande tradizione latinoamericana della narrazione fantastica e delle telenovele, conducendo i propri lettori in una camera barocca piena di oggetti curiosi, un mondo di illusioni, sempre oscillante tra realtà e fantasia. Il libro è inoltre un oggetto costruito con disegni e rimandi interni, fotografie, pagine che si possono ritagliare.

Bolivia

Gli anni invisibili, di Rodrigo HasbúnEdizioni Sur 2020, traduzione di Giulia Zavagna

Ventuno anni dopo e in un altro emisfero, due amici dell’adolescenza si incontrano per rivedere il loro passato comune, il passato che uno di loro sta trasformando in un romanzo. Questo incontro avviene nella seconda parte del libro, mentre nella prima si assiste in presa diretta alle vicende che animano la storia poi via via narrata. Le parti in cui è suddivisa la narrazione sono cinque e alternano questa struttura di romanzo e meta-romanzo. Qui trovate la mia recensione.

Ricomporre amorevoli scheletri, di Giovanna Rivero, gran vía edizioni 2020, coordinamento delle traduzioni diretto da Matteo Lefèvre

Si tratta di una raccolta di quindici racconti tra i più rappresentativi di Giovanna Rivero. In Rivero le fantastiche ambientazioni gotiche sono una cornice, o meglio, un pretesto, in cui collocare delle realtà e delle verità devastanti; la sua scrittura è come un precipizio in cui si cade a rotta di collo, senza possibilità di fermarsi, a cui ci si abbandona in preda alla vertigine, con quella specie di malessere che ti prende allo stomaco e che, allo stesso tempo, ti fa girare la testa per la sensazione di ebbrezza. Facendo leva su quelle che possiamo definire delle paure collettive, Rivero si addentra in situazioni che si vorrebbero rimuovere, ignorare e che invece ci vengono sapientemente e spietatamente sbattute in faccia. Qui trovate la mia recensione.

Il nostro mondo morto, di Liliana Colanzi, Gran Vía edizioni 2017, traduzione di Olga Alessandra Barbato

Gli otto racconti della scrittrice boliviana Liliana Colanzi inclusi nella raccolta Il nostro mondo morto potrebbero a ragione essere classificati come storie dell’orrore. Storie che si collocano alle soglie di mondi diversi: il terreno e il fantastico, la fantascienza e l’idiosincrasia indigena, la memoria e l’incubo. Nei racconti la fantasia si diluisce nel terrore e nella suspense. La ricerca dell’altro e l’inclinazione ad esplorare le gallerie dell’immaginario sono il tratto distintivo di questo libro, che sembra allinearsi alla tradizione del racconto fantastico ispano-americano. Superstizioni indigene, credenze popolari, leggende ancestrali rivivono negli scritti di Colanzi. La scrittura dell’autrice boliviana appare come un tentativo di dare voce a quei profondi fiumi di magia ancestrale, del mito collettivo, dell’immaginazione che sopravvive nella cultura degli indios Colla, degli Ayoreos, in conflitto con il mondo moderno. Colanzi  mescola il fantastico e la fantascienza con la storia dei popoli indigeni. Qui trovate la mia recensione.

Brasile

La letteratura brasiliana è formata dalle opere letterarie composte in lingua portoghese dal Cinquecento fino ai giorni nostri in Brasile. Tra gli autori più noti va ricordato Jorge Amado, autore di romanzi indimenticabili, come Dona Flor e i suoi due mariti, e Clarice Lispector. Chico Buarque de Hollanda rappresenta una delle voci più significative della letteratura brasiliana contemporanea. Accanto a lui si possono citare nomi come Paloma Vidal, Bernardo Carvalho, Conceição Evaristo, Daniel Galera, Paulo Coelho, Adriana Lisboa, solo per citarne alcuni.

Heloneida Studart, scrittrice, giornalista e attivista, è una delle autrici più rappresentative della letteratura del secolo scorso; pubblicata in Italia da Marcos y Marcos, troviamo La libertà è un passero blu, Passaporto per il mio corpo, e Francobollo d’addio.

Mariana piange ancora il suo unico vero amore: Vasco. Un ventenne gettato in mare da un aereo, dopo orrende torture, perché difendeva un sogno. E nei diari che le ha lasciato sua zia, Mariana trova un’inquietante conferma: per una donna, in Brasile, l’amore non può essere una libera scelta. Trionfasse pure il socialismo, per le donne la libertà non ci sarà ancora per molto tempo. In quei diari c’è la storia della sua famiglia, i Nogueira Alencar. Ci sono donne che tentano di sfuggire alle tenaglie di tradizioni bigotte, doveri assurdi, mariti codardi; donne che osano cercare l’amore e finiscono segregate in convento. Era così nel passato, è drammaticamente così anche oggi. Mariana pensa al groviglio di sentimenti che divora sua sorella Leonor, sposata con un professore universitario che la tratta come una domestica, la considera un oggetto. Pensa a suo marito, armatore ricco e influente, che vive appeso ai propri affari, che lei conosce a stento, con cui fa l’amore per dovere. E quando la rabbia di Leonor sfocia in un clamoroso delitto, Mariana – che è un avvocato tenace e affermato – per riscattare decenni di oppressione decide di proteggerla… Ambientato in un Brasile splendido, sfiancato dalla corruzione e dai trafficanti di droga, questo romanzo è la storia di un assassinio perpetrato per vendetta. Ma è soprattutto un inno all’amore, un disperato appello al riconoscimento delle sempre neglette libertà delle donne.

Luiz Ruffato, pubblicato e pluripremiato in diversi paesi, è unanimemente considerato il romanziere più interessante e originale della letteratura brasiliana contemporanea. Le sue opere raccontano un Brasile lontano dagli stereotipi e ancora tutto da scoprire per i lettori italiani. Con La Nuova Frontiera ha già pubblicato i romanzi Sono stato a Lisbona e ho pensato a te Di me ormai neanche ti ricordi.

Sotto il letto, una piccola e dimenticata scatola di legno: all’interno, il ritratto di un figlio, cinquanta lettere e tutto il dolore di una madre. Di me ormai neanche ti ricordi racconta gli amori, le lotte e la fatica di un giovane emigrato a San Paolo mentre, sullo sfondo, affiora il Brasile degli anni Settanta, la dittatura militare, le vittorie della nazionale di calcio, le proteste operaie e soprattutto la miseria e la solitudine di chi è dovuto andare via e presto scopre che i poveri non tornano mai a casa. Luiz Ruffato, in un commovente monologo epistolare, racconta il passato recente del suo paese attraverso lo sguardo ingenuo, caparbio e generoso di suo fratello Célio.

Cile

La letteratura cilena vanta nomi di autori noti e tradotti in tutto il mondo, basti pensare a Pablo Neruda, Isabel Allende, Roberto Bolaño, Luis Sepúlveda, Marcela Serrano. Ecco alcuni suggerimenti:

Violeta, di Isabel AllendeFeltrinelli 2022, traduzione di Elena Liverani

Un bel memoir che ha la forma di un grande baule pieno di ricordi: oggetti della memoria, tessere di un grande mosaico pieno di colori, di odori, di volti, di gioie e di dolori. Un grande album di foto color seppia all’inizio, in bianco e nero e infine a colori; un diario a posteriori dove i destini particolari assurgono a ritratto di una società. Questi sono, per sommi capi, gli ingredienti del nuovo romanzo di Isabel Allende, scritto nel suo consueto stile epico sudamericano, che trasporta i lettori attraverso un secolo di storia sudamericana, attraverso il collasso economico, la dittatura e i disastri naturali come un terremoto e un uragano, e due pandemie. Infatti il racconto prende l’avvio durante la pandemia di spagnola e arriva fino ai giorni nostri con la pandemia che tutti ben conosciamo. Qui trovate la mia recensione.

Chilean electric, di Nona Fernández, Edicola Edizioni, traduzione di Rocco D’Alessandro

Santiago del Cile, 1883. La luce elettrica illumina per la prima volta Plaza de Armas trasformando in un lampo la vita delle persone e il volto della città. Una bambina assiste alla cerimonia, affascinata e spaventata da quel bagliore che si burla del tempo. Molti anni dopo, interpretando gli indizi nascosti nei racconti della propria infanzia, sua nipote ripercorre le strade di Santiago e quelle della memoria per salvare dalle ombre i ricordi e il dono ereditato dalla nonna. In un continuo salto tra passato e presente, finzione e realtà, Nona Fernández costruisce la sua personale genealogia della luce. (Qui la mia recensione).

La sottrazione, di Alia Trabucco Zerán, Edizioni Sur 2020, traduzione di Gina Maneri, finalista al Man Booker International Prize

Felipe e Iquela, entrambi figli di ex militanti cileni, sono uniti indissolubilmente dalla storia di resistenza dei genitori, che incombe su di loro come uno spettro impossibile da scacciare. Lui è ossessionato dalle immagini di cadaveri che gli appaiono in ogni angolo della città; lei, traduttrice, è chiusa in una solitudine fatta di parole scritte, mai abbastanza precise da essere davvero affidabili. In un solo giorno, due eventi turbano la loro vita: si svegliano in una Santiago avvolta in un manto di cenere, per scoprire che l’amica d’infanzia Paloma è appena tornata in Cile, dopo anni e senza preavviso. Cosa ha spinto Paloma a tornare? E perché? Ben presto, i tre si ritrovano protagonisti di un surreale road trip attraverso le Ande, che riporterà a galla un passato difficile da affrontare: la militanza, i tradimenti, le sparizioni, gli anni di lontananza, l’attrazione mai confessata. Qui trovate la mia recensione.

Ho paura torero, di Pedro Lemebel, ediz. mini Marcos di Marcos y Marcos, 2009, traduzione di M.L. Cortaldo e Giuseppe Mainolfi, illustrazione in copertina di Lorenzo Lanzi

A Santiago, nei giorni della resistenza, l’incontro fatale tra la Fata dell’angolo, travestito passionale, e Carlos, militante del Fronte patriottico Manuel Rodriguez. Una satira schiacciante della dittatura, una storia d’amore meravigliosamente sovversiva. Qui trovate la mia recensione.

Il sistema del tatto, di Alejandra Costamagna, Edicola Ediciones  maggio 2020, traduzione di Maria Nicola

Il sistema del tatto, nuovo e potente romanzo della scrittrice cilena Alejandra Costamagna, ci trasporta in una storia familiare declinata su tre generazioni. Così come tre sono i protagonisti: due si narrano in prima persona, ma è il terzo personaggio, Nelida, che tiene uniti trama e protagonisti. Uniti da un legame familiare e da un atteggiamento trasversale e fuori dagli schemi. Le due voci narranti si alternano nei vari capitoli, facendo compiere al racconto dei salti avanti e indietro, tra il presente di Ania, e il passato di Agustín. Qui trovate la mia recensione.

Miguel Bonnefoy, con la sua scrittura elegante, evocativa, compone un ritratto familiare profondamente umano, dove la grande Storia entra prepotente in esistenze comuni plasmandole in destini fuori dall’ordinario.

La casa di calle Santo Domingo, a Santiago del Cile, con i suoi tre limoni a nascondere la facciata, ha ospitato diverse generazioni di Lonsonier. Lì il patriarca, giunto dalla Francia alla fine dell’Ottocento con trenta franchi in una tasca e un ceppo di vite nell’altra, ha visto il suo primogenito, Lazare, annunciare in un giorno di agosto del 1914 la sua volontà di andare a combattere in Europa per una terra che conosceva solo attraverso i libri e i racconti del padre. Lì Lazare abiterà insieme alla moglie Thérèse e costruirà una voliera in giardino per ospitare decine di splendidi uccelli. Lì nascerà Margot, l’aviatrice, che sorvolerà i cieli sopra la Manica durante la Seconda guerra mondiale, e sarà concepito il figlio di lei, Ilario Da, il rivoluzionario, che vivrà le ore più buie della dittatura di Pinochet. Vite condannate a passare da una costa all’altra dell’Atlantico, accompagnate da una lunga serie di dilemmi destinati a non abbandonarle mai, con la misteriosa leggenda di uno zio scomparso come unica eredità.

Colombia

La letteratura colombiana risale ai giorni della colonizzazione spagnola, si è sviluppata soprattutto nella seconda metà del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo. Durante il cosiddetto boom latinoamericano emerse come scrittore di maggior successo il Premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez, massimo esponente del cosiddetto Realismo magico, con opere quali Cent’anni di solitudine, o con L’amore ai tempi del colera, completamente diverso. Altri scrittori importanti furono Eduardo Caballero CalderónManuel Mejía VallejoFernando VallejoGermán Castro.

Personalmente amo molto Álvaro Mutis (insignito nel 2001 del Premio Miguel de Cervantes) a cui ho dedicato un focus, in cui trovate tutta la sua opera narrativa.

Se siete appassionati delle serie tv tipo Narcos, vi segnalo Il rumore delle cose che cadono, di Juan Gabriel Vasquez, un magnifico e intricato romanzo che lega a doppio filo le vicende dei protagonisti, Antonio Yammara e Ricardo Laverde, alla storia della Colombia, in particolare durante gli anni dell’ascesa del narcotraffico.

Vi segnalo anche “La Mano Negra in Colombia” di Chao Ramón , il padre di Manu Chao. Ramón, è autore dell’ironico e appassionato diario di un viaggio incredibile: una cronaca che si legge come un romanzo, ispirato ai mondi meravigliosi e arcani di MàrquezManu Chao e la Mano Negra, trapezisti e clown, musicisti punk e mangiatori di fuoco viaggiano da Santa Marta a Bogotà, passando per Macondo, in una Colombia martoriata e bellissima, tra politicanti e narcos, guerriglieri e reginette di bellezza, guardati con diffidenza dalle autorità ma accolti dagli abitanti dei paesini di campagna, che si accalcano intorno al fantasmagorico “espresso del ghiaccio”.

Gli azzardi del corpo, di María Ospina Pizano, Edicola edizioni 2020, traduzione di Amaranta Sbardella

Ogni corpo è una storia. Ogni donna fa del suo corpo una storia, un racconto che esce da uno spazio intimo e nascosto e che però anela a manifestarsi, ad opporsi ad un convenzionalismo che schiaccia e appiattisce. Nei sei racconti che formano la raccolta di María Ospina Pizano sono i corpi a narrare ciò che vivono le protagoniste che li abitano. I corpi diventano interpreti della quotidianità, voci che sussurrano istinti e paure, desideri e conflitti. Sullo sfondo di una Colombia focalizzata su Bogotà. Una geografia raffinata degli affetti, autentici e spietati, dove la cura e il senso di protezione si alternano all’ossessione e al tradimento, e dove il corpo femminile esige, e trova, nuove forme e nuove circostanze da raccontare. Qui trovate la mia recensione.

È una storia senza tempo quella di Emma Reyes, la pittrice colombiana la cui vivacità narrativa era tanto amata da García Márquez, che la incoraggiò a scrivere. Come senza tempo sono i ricordi d’infanzia: nelle ventitré lettere scritte dal 1969 al 1997 all’amico Germán Arciniegas, Emma racconta, con voce tenera, nostalgica e autoironica insieme, di quando era bambina. Di quando, con la sorella Helena, poco più grande e come lei figlia di una relazione illecita, viveva senza padre né madre in una stanzetta nella periferia di Bogotà e costruiva pupazzi di fango in una discarica, con i bambini del quartiere. 

Da lì a una casa coloniale, da una bottega del cioccolato a un teatro con una pianola, dalle cure brusche della Signorina María a quelle delle suore in un convento di clausura: il tutto tra abbandoni e scoperte, confondendo lavoro e gioco, squallore e poesia, preghiere e paure. La piccola Emma non sa nulla del mondo, ma ha un coloratissimo universo interiore di cui questo «memoir per corrispondenza».

Vi suggerisco anche il volume Heridas. Ventidue racconti dalla Colombia, edito da GranVia: In questa selezione di storie ci sono alcuni degli scrittori più interessanti e di talento della letteratura colombiana nati tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Alcuni di loro sono già consacrati, ampiamente pubblicati e tradotti, altri, giovanissimi, si stanno facendo conoscere per il loro stile originale, tutti ci offrono testi di qualità e rilevanza. Dopo le antologie dedicate al racconto messicano, cubano, cileno e boliviano, questo volume propone storie che sembrano distaccarsi dalla violenza metropolitana così popolarmente associata al Paese sudamericano, per affrontare tematiche intime e vicende private, conflitti umani e situazioni di marginalità sociale. Ma la violenza, “sepolta, velata, misteriosa ma inevitabile”, è comunque un punto d’unione fra gli autori di questa raccolta, non più solo come rappresentazione bensì come momento di discussione, codificazione e riscrittura, confronto con una realtà ancora da decifrare.

Ecuador

La letteratura ecuadoriana ha le sue radici nella storia precolombiana e nei paesi coloniali. Fuori dal continente americano, la letteratura ecuadoriana è rimasta invisibile; attualmente tale invisibilità si va attenuando grazie al successo internazionale di nuove voci soprattutto femminili, come Gabriela Alemán, María Fernanda Ampuero e la giovane Monica Ojeda.

Jorge Icaza è uno scrittore popolare che ha narrato nelle sue opere la cultura indigena andina dell’Ecuador. Il suo lavoro Huasipungo, pubblicato originariamente nel 1960, narra la lotta di classe vissuta in quel periodo. L’autore sviluppa l’arbitrarietà e la schiavitù moderna dalla classe latifondista ecuadoriana. Jorge Icaza ci parla della divisione di classe in cui i settori popolari sono stati travolti dalla classe dominante e dall’introduzione del liberalismo in Ecuador. Considerato il romanzo più famoso della letteratura ecuadoriana e una delle più importanti opere della cultura indigenista sudamericana, Huasipungo è stato pubblicato negli anni Trenta e tradotto in più di quaranta lingue. In Italia è edito da Elliot Edizioni.

Nel panorama autoriale attuale, dunque, il mio suggerimento è di leggere questo:

I sentimenti sono simili a infezioni e l’esistenza a volte è puro orrore: è ciò che apprendono le creature protagoniste di questo libro. Le persone dimenticate, quelle che rimangono ai margini, i deboli, i sacrificabili sull’altare del silenzio e della disuguaglianza. Così ciascuno di questi dodici racconti è un grido che contempla le vittime di quei sacrifici umani ignorati e senza nome, vite che non ricevono in dono nemmeno una goccia di pietà. Un libro fatto di desideri e di paure che crescono dentro “come alghe, come funghi, come artigli”, mentre anche le voci infantili, e quelle che narrano la realtà da quel luogo di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, si mescolano al sangue della violenza. Eppure la selvaggia bellezza della scrittura di María Fernanda Ampuero (nata a Guayaquil, Ecuador, nel 1976) è anche salvifica, capace di offrire forme di consolazione, esorcismo e resistenza. Con una prosa vertiginosa e un ritmo implacabile, “Sacrifici” racconta “la sofferenza che squarcia in due, che il corpo non dimentica”, l’oscurità che irrompe nel quotidiano, obbligandoci a guardarla in faccia.

Guyana

Questo paese ha un passato coloniale molto pesante; prima sotto gli olandesi, poi sotto gli inglesi, per più di due secoli, la tratta degli schiavi ha fornito manodopera alle piantagioni europee in Guyana. Nel corso del tempo si formarono delle comunità di schiavi, noti come cimarroni (maroon in inglese), che fuggivano ai loro padroni riparandosi nelle foreste e mescolandosi agli indios. Dopo l’abolizione della schiavitù, gli schiavi furono sostituiti da lavoratori indiani. All’inizio degli anni cinquanta, il movimento indipendentista riuscì a unire la classe operaia della Guyana attorno al rifiuto del colonialismo britannico. L’indipendenza fu proclamata nel 1966. Il 23 febbraio 1970 la Guyana divenne una repubblica. La lingua ufficiale è l’inglese ma si parlano molti dialetti creoli.

Per quanto riguarda la fiorente letteratura guyanese, vi rimando a questo articolo. La maggior parte degli autori scrive in inglese e non ho trovato traduzioni in italiano. Forse da noi è arrivato solo il nome del musicista e produttore discografico Eddy Grant, interprete di singoli di successo come la canzone reggae Gimme Hope Jo’anna (1988)….

Paraguay

Purtroppo anche il Paraguay non è “di moda” presso l’editoria italiana… non ho trovato nulla, nemmeno nelle summenzionate case editrici che pure pubblicano molti autori sudamericani.

Per conoscere il Paraguay bisogna leggere Augusto Roa Bastos, uno dei maestri della letteratura latinoamericana, morto 15 anni fa. Dalla guerra del Chaco alla dittatura più longeva dell’America Latina, quella di “El Rubio” Stroessner, la storia recente del Paraguay corre parallela alle opere dello scrittore, premio Miguel de Cervantes nel 1989 e sempre dalla parte degli oppressi. La sua opera più significativa è Yo, el supremo , ispirata alla vita del dittatore, che però non è tradotta in italiano.

Perù

La stabilità socio-economica e politica che ha caratterizzato il paese negli ultimi decenni ha permesso una vera e propria rinascita della letteratura peruviana concretizzatasi con il premio Nobel per la Letteratura assegnato a Mario Vargas Llosa, scrittore e giornalista; il suo stile è un originale connubio tra modelli europei e sudamericani. Ha scritto molto e tra le sue opere più note ci sono La città e i cani, romanzo autobiografico basato sull’esperienza dell’autore in un’accademia militare peruviana alla fine degli anni ’50, pubblicamente dato alle fiamme a Lima perché considerato eccessivamente dissacrante; Tempi duri, La zia Julia e lo scribacchino, Conversazione nella “Catedral“. Come lettura per il viaggio vi suggerisco questo:

Avventure della ragazza cattiva, di Mario Vargas Llosa, Einaudi 2014, traduzione di Glauco Felici

Il vero centro della storia è l’amore struggente del niño bueno per la niña mala, il suo rimanere costante lungo un arco di tempo lunghissimo, nonostante tutte le complicazioni ed impedimenti, in bilico tra entusiasmanti momenti di appagamento e cocenti abbandoni, in una geografia di apparizioni tra Lima, Parigi, Londra, Tokyo; un amore che quando trova sfogo al suo impeto regala a Ricardo momenti di indimenticabile passione e comunione con la donna che ama così come, quando i capricci di lei lo allontanano, lo getta nella amarezza. Vargas Llosa dipinge un efficace affresco dei movimenti rivoluzionari che agitarono il Perù, delle disillusioni, con il golpe militare, e delle condizioni di vita che ne seguirono, fino al ritorno alla democrazia, subito interrotta dalla rivoluzione armata di “Sendero luminoso”. Qui trovate la mia recensione.

Per chi invece fosse più interessato alla realtà dei nativi americani faccio il nome di Josè Maria Arguedas, un etnologo che ha scritto moltissimi racconti ambientati nella società autoctona delle Ande dalla quale egli stesso proviene e che introdusse alcune forme della sintassi quechua nella lingua spagnola.

Sempre in merito al conflitto che caratterizza la società peruviana divisa tra mondo bianco e indigeno segnalo lo scrittore Manuel Scorza, autore di diversi romanzi tra cui quelli del Ciclo andino che trattano delle lotte portate avanti intorno agli anni 70 dai comuneros andini per riconquistare le terre che i bianchi gli avevano indebitamente sottratto.

Tra le nuove voci vi suggerisco senza dubbio questo bellissimo romanzo:

La notte degli spilli, di Santiago Roncagliolo, Keller editore 2020, traduzione di Angela Lorenzini

Protagonisti di questo romanzo di formazione sono quattro adolescenti, compagni di classe in una scuola religiosa maschile di Lima, un microcosmo che è metafora della società che lo esprime. Dal punto di vista degli adolescenti, un luogo di frustrazione e repressione, abbarbicato ai suoi principi educativi, che in realtà divengono dei moltiplicatori delle idiosincrasie classiche dell’età adolescenziale. Espressione della società che rappresenta e forma – in un loop senza soluzione di continuità. Lo stile si concretizza attraverso il ritmo incalzante, a tratti vertiginoso, della narrazione, con massicce dosi di suspence, capitoli brevi amministrati con un sapiente uso dei cliffhanger che spingono il lettore a divorare le pagine. La prosa è fluida, il linguaggio è quello degli adolescenti, triviale, sarcastico, difensivo – il bullismo tra gli studenti è una molla potente – specchio delle loro ossessioni giovanili, prima tra tutte quella per il sesso, che già di per sé, a questa età, costituisce la prevalente curiosità e che viene maggiormente amplificata dalla repressiva educazione cattolica. I ragazzi vivono in piccole isole di relativo benessere contrapposte ad estese baraccopoli, in un Paese insicuro e instabile. E Roncagliolo è bravissimo ad amalgamare nel romanzo il quadro della società e delle tensioni viste dalla prospettiva di un gruppo di adolescenti, che subisce gli effetti devastanti di questo clima: Il terrorismo di Sendero Luminoso semina il caos a Lima: bombe, sabotaggi, rapimenti, seguiti dalle azioni cruente di contrasto del governo. Qui trovate la mia recensione.

Suriname

Il Suriname è il più piccolo paese del Sudamerica: è una ex colonia olandese, antico crocevia della tratta degli schiavi, in cui culture e lingue si mescolano da secoli. Il Suriname – insieme alla Guyana – è il paese in cui le esperienze dei Maroon sono state più visibili nel corso della storia. I Maroons sono discendenti di ex schiavi che sono fuggiti dalle loro piantagioni e hanno ricostruito il loro patrimonio culturale africano nella foresta pluviale. Questa storia eroica è raramente affrontata nelle opere letterarie di scrittori contemporanei di discendenza maroon, come Doris Vrede, André Pakosie e Julian With. Questi scrittori pubblicano il loro lavoro in olandese e si occupano di questioni contemporanee di ingiustizia, discriminazione e drammatici cambiamenti che si verificano nelle comunità dei loro villaggi. La letteratura surinamese condivide le caratteristiche con la letteratura del resto della diaspora nera.

Non ho trovato libri tradotti in italiano…. ovviamente…. se ne avete notizia, vi prego segnalate!!

Uruguay

Melma rosa, di Fernanda Trías, Sur 2022, traduzione di Massimiliano Bonatto

Scritto prima della pandemia, con tratti da romanzo distopico, Melma rosa racconta oggi il nostro tempo con inquietante precisione e una scrittura cristallina e magnetica.

In una città portuale devastata da una peste misteriosa, una donna tenta di capire perché il suo mondo sta crollando. Un vento tossico avvelena le strade e costringe a chiudersi in casa o fuggire, i supermercati si svuotano e la melma rosa prodotta con scarti animali è ormai l’unico alimento reperibile, ma c’è dell’altro: il collasso di tutti i suoi legami affettivi, l’incertezza, il peso dei ricordi. Mentre mette insieme i risparmi con l’idea di partire per il Brasile, la protagonista si muove fra la madre, a cui da sempre la lega un rapporto fortissimo ma conflittuale; Max, l’amore che non riesce a dimenticare, ora ricoverato dopo il contagio; e Mauro, il ragazzino di cui si prende cura, afflitto da una fame insaziabile. Partire equivale a salvarsi, eppure farlo senza di loro è impossibile. Con una scrittura luminosa e immagini potentissime, Fernanda Trías mette a nudo la schizofrenia di una società sempre più simile alla nostra – trovando bellezza anche nel caos – e la fragilità dei rapporti umani, l’unica cosa che conta quando si è sull’orlo dell’abisso.

Persone care, di Vera Giaconi, edizioni SUR 2019, traduzione di Giulia Zavagna

La raccolta di Giaconi è composta da dieci storie che esplorano il lato oscuro dei legami affettivi, proiettati su uno sfondo in cui lo straordinario irrompe nella quotidianità dei personaggi in modo surrettizio e allo stesso tempo irrevocabileQui trovate la mia recensione.

Un manoscritto straordinario arriva in casa editrice. La redazione rimane incantata da quelle pagine magistrali e l’editore decide di inviarlo a una fondazione svedese. Anche loro concordano: è un capolavoro e va pubblicato subito. C’è solo un particolare che rimanda il lieto fine di questa fiaba letteraria. Il romanzo non è firmato e sulla busta non c’è il mittente. L’unico indizio è il timbro apposto dall’ufficio postale di Penuria, un paesino dell’entroterra uruguaiano. Entra così in scena il protagonista di Lascia fare a me, uno scrittore squattrinato al quale l’editore affida la delicata missione di rintracciare il misterioso autore in cambio di una lauta ricompensa. Ritmo vertiginoso, situazioni kafkiane e dialoghi all’altezza del miglior Woody Allen sono gli ingredienti di Lascia fare a me, uno dei libri più divertenti di un narratore inclassificabile e “raro” come Levrero.

Venezuela

Come in molti paesi latino-americani, i conquistatori spagnoli hanno avuto il più grande effetto su entrambi la cultura e la letteratura. Nel XX secolo, con l’ammodernamento e l’urbanizzazione del Venezuela, grazie al boom economico fornito dal petrolio, anche la produzione letteraria si è espansa. Dopo la crisi però molte cose sono cambiate, molti autori sono emigrati, ad esempio verso la Spagna. Vediamo alcune delle voci attuali.

Un Venezuela sprofondato nella violenza e nell’impunità. Una donna che ha perso tutto e che per salvarsi dovrà lasciarsi alle spalle le persone care, i luoghi, i ricordi. Fuggire. Anche da sé stessa. Notte a Caracas è un romanzo di feroce bellezza. Un canto universale di furia, di paura e d’amore.

In una terra meravigliosa, che prima della crisi era la piú ricca del subcontinente americano e ora è dilaniata dalla corruzione, dalla criminalità e dalla repressione politica, Adelaida cerca solo di sopravvivere. Ma un giorno, tornando a casa, scopre che la chiave nella serratura non gira piú: il suo appartamento è stato sequestrato e devastato da una banda di donne legate al regime. Senza un posto in cui andare, cerca rifugio dalla vicina, la cui porta è stranamente aperta, ma la trova stesa a terra, morta. Ogni speranza sembrerebbe svanita, invece quell’ennesimo evento tragico potrebbe rivelarsi la sua unica occasione di salvezza.

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Per quanto riguarda le guide, ce ne sono a bizzeffe… così come i diari di viaggio e i sit. Io vi segnalo, invece, libri che parlano di viaggi e che mi ispirano, ma se avete altro da suggerire, scrivete!

Il Sudamerica del sogno e dell’impegno civile, una terra messa a nudo tra contraddizioni e malinconie, geni e delinquenti. Mauro Daltin ci porta con sé salendo e scendendo da bus e treni, attraverso Argentina, Bolivia e Perù, raccontando ciò che vede con uno sguardo attento e appassionato. Il calcio, l’emigrazione, Perón, la carne, la guerra dell’acqua, la Cordigliera andina diventano i simboli per leggere un pezzo di mondo leggendario. I volti di preti militanti, ex coltivatori di coca, minatori, bambine invisibili, emigranti friulani ci accompagnano in una dimensione sempre in bilico, come se a questa latitudine tutto si facesse attesa, una bolla pronta a scoppiare. Lungo la Panamericana, in mezzo a realtà, favole e visioni, non resta altro che tentare di cercare un po’ di magica verità e pezzi di se stessi.

Il diario di viaggio di Sepúlveda in Patagonia e nella Terra del Fuoco: riflessioni, racconti, leggende e incontri che s’intrecciano nel maestoso scenario del Sud del mondo, dove l’avventura non solo è ancora possibile, ma è la più elementare forma di vita. Il vecchio Eznaola, che naviga senza sosta per i canali cercando un vascello fantasma; i gauchos che ogni anno organizzano il “campionato di bugie” della Patagonia; l’aviatore Palacios e lo scienziato Kucimavic; Bruce Chatwin, Butch Cassidy e Sundance Kid… una serie di personaggi eccezionali sullo sfondo di un eccezionale paesaggio.

Se siete amanti delle montagne… In queste pagine, il grande scalatore ripercorre le tappe salienti della sua avventura patagonica e racconta in presa diretta le sue ascensioni più importanti sul Cerro Torre – dal primo tentativo del 1982 all’invernale del 1985, dall’attacco alle pareti sud ed est fino all’impresa del 2005. Eppure, questo non è solo un libro di montagna, ma un viaggio nell’animo di un uomo guidato da un’incessante ricerca della bellezza. Una ricerca fatta di interminabili attese in parete, di speranze e delusioni, di gioie per la vetta raggiunta e di sconforto per un tentativo fallito. Lì, tra il granito verticale del “Grido di pietra”, tra il vento sferzante e il gelo della tormenta, Salvaterra è stato capace di trovare un senso alle cose, dilatando il tempo e donandogli un valore nuovo. Perché, per lui, in ogni arrampicata in quella terra magica ai confini del mondo non c’è solo il sapore della sfida e dell’impresa, ma anche la vertigine della scoperta e l’incanto di fronte alla maestosa grandezza della natura. Per questo motivo la sua storia, in un modo o nell’altro, riguarda tutti noi. Nessuno escluso. Prefazione di Reinhold Messner.

Il 16 giugno 1988 un inquietante messaggio proveniente dal Cile approda in un’agenzia giornalistica di Amburgo legata a Greenpeace: la nave officina giapponese Nishin Maru, comandata dal capitano Tanifuji ,ha subito gravi danni in acque magellaniche;si registra la perdita di diciotto marinai, insieme a un numero imprecisato di feriti. È l’inizio dell’avventura. Il protagonista,un giornalista cileno esule dal suo paese per motivi politici, grazie a febbrili ricerche e ingegnose congetture giunge alla conclusione che il Nishin Maru stava praticando illegalmente, e del tutto impunito, la caccia alle balene nei mari australi. Una giovane attivista di Greenpeace, inoltre, lo mette in contatto telefonico con un misterioso personaggio, il capitano Jorge Nilssen, che di tutta la faccenda sa senz’altro qualcosa in più… In queste pagine il lettore potrà ascoltare il grido indignato – ma anche il canto ammaliatore– della natura ferita, la protesta contro una cieca follia di cui pure l’uomo rimane vittima. Il «mondo alla fine del mondo», questo lembo estremo del pianeta, si trasforma, simbolicamente, nel luogo dell’apocalisse. Ma può anche essere l’universo in cui l’uomo ritrova l’unione con le proprie origini, l’armonia con gli elementi e, soprattutto, un anelito indistruttibile alla speranza.

La Pampa è un’immensa distesa di sabbia e di verde nel cuore dell’Argentina, dominata dal gaucho, che Jorge Luis Borges assimilò all’Ulisse dantesco. Il territorio pampeano appare come un labirinto scomposto dal vento, che rende visibile una sorta di frontiera ideale ai viaggiatori stranieri, invisi all’indio nativo, un esegeta degli spazi aperti, irredimibile alla propensione modernizzante. La solitudine del paesaggio si coniuga con l’uniformità di color ocra, interrotta, a tratti, dal verde delle lagune popolate dai giunchi. La natura apparirebbe inanimata se non si scorgessero planare, a periodi ricorrenti, le cicogne e gli struzzi. Alla linea dell’orizzonte fa da contrafforte emotivo per i primi popolatori della Pampa il boliche, un ridotto urbano, nel quale si dimidia l’attrattiva per l’inedito della creazione. A corroborare l’aspettativa salvifica dei migranti si evocano malinconicamente gli emisferi del mondo dispersi nella memoria. Il tango, che Ernesto Sabato, l’autore di «Sobre héroes y tumbas», declama elegiacamente come «il pensiero triste che si balla», riconcilia le tensioni sensuali con le aspettative salvifiche. A corredare un album di ricordi, sovrastati dal nuovo corso degli eventi, sopperiscono le fantasticherie estetiche di Florencio Molina Campos.

Bene, questo è tutto, spero di avervi fornito spunti a sufficienza per accompagnare i vostri viaggi, e se avete suggerimenti, mi raccomando, scrivete!!! Buon viaggio